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Archivio Gennaio 2004

La Massaia

30 Gennaio 2004 1 commento

tratto da “www.repubblica.it”

Dopo la polemica con Prodi il premier ammette
“La moneta unica ha evitato una tempesta valutaria”
Berlusconi, dietrofront sull’euro
“Stabilità nonostante Parmalat”
Sull’aumento dei prezzi: “A controllare i rincari non devono essere i governi ma le singole massaie che fanno la spesa”

Silvio Berlusconi
con il presidente della Slovenia

BRDO (SLOVENIA) – L’euro ha permesso di
mantenere stabilità anche di fronte a scandali finanziari come quello della Parmalat. Lo ha detto oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa tenuta al termine della Quadrilaterale di Brdo con i premier di Slovenia, Croazia e Ungheria. “Se avessimo avuto la vecchia moneta – ha detto Berlusconi – ci sarebbe stato, forse, sul mercato finanziario un qualche movimento della valutazione della lira. Questo non è avvenuto grazie alla moneta unica”.

Silvio Berlusconi fa dunque marcia indietro sull’euro, da lui stesso definito, non più di una settimana fa, la causa principale dell’aumento dei prezzi. Una dichiarazione che aveva suscitato le critiche di Romano Prodi, presidente della Commissione Europea, e del presidente della Repubblica, Ciampi. Il premier ricuce lo strappo e chiarisce che “comunque l’euro darà grandi vantaggi”.

Ma soprattutto Berlusconi si affretta a rispondere a quanti, a cominciare dal centrosinistra, hanno accusato il governo di non aver adeguatamente controllato l’andamento dei prezzi, durante il change over tra euro e lira. “I governi – ha detto il premier – non possono intervenire sui prezzi. Non può farlo un governo liberale e non possono farlo i regimi totalitari”, ha aggiunto Berlusconi.

Chi, allora, avrebbe dovuto vigilare? Semplice, i consumatori, è la teoria di Berlusconi. “La singola massaia – ha spiegato il premier – deve dedicare più tempo alla spesa per poter scegliere quale negozio ha il prezzo più conveniente e regolare così l’offerta”.
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(30 gennaio 2004)
Riferimenti: http://www.repubblica.it/2004/a/sezioni/politica/campag

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On. Di Pietro

29 Gennaio 2004 Commenti chiusi


Tratto da “www.orizzontinuovi.org/”

Lettera aperta a l’ ex pm dall?editore del Giornale dei Carabinieri: «Stiamo valutando la possibilità di candidare nostri dirigenti con il suo partito»

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Egregio on. Di Pietro,
da tempo la nostra struttura – anche se scevra da collocazioni politiche in ambito nazionale – sta esaminando la possibilità di proporre, in campo politico, alcuni candidati selezionati tra gli elementi di maggior spessore della dirigenza interna. Anni di lotte vane mirate a rivendicare i giusti diritti del personale dell’Arma dei Carabinieri e a legittimare la nascita di un sindacato, ci hanno insegnato che qualsiasi “problema” va affrontato e risolto sul piano politico; invano sperare che – in assenza di una approfondita e generalizzata discussione politica – le ferite aperte all’interno dell’amministrazione vengano sanate dall’Istituzione stessa in maniera autonoma. Ad oggi, questo progetto non ha trovato alcuna realizzazione perché nessuno schieramento politico, a parere di questo direttivo, sinora poteva – a ragion veduta e con pienezza di legittimazione – vedere tra le proprie fila candidati appartenenti all’Arma dei Carabinieri e facenti parte della nostra struttura.
Per legittimare una nostra “partecipazione”, si è ritenuto fondamentale sinora dover far parte e rappresentare una forza politica che incarnasse a pieno i valori fondamentali della nostra Istituzione, che fosse in grado di fornire al cittadino una garanzia certa e una indiscutibile dirittura morale. Oggi, grazie all’interessamento manifestato da Lei e dal suo partito, la nostra ricerca ha trovato piena soddisfazione. La totale ed incondizionata adesione dei nostri dirigenti, legittimata da una medesima formazione morale e culturale avuta all’interno dell’Arma, al documento programmatico e statutario dell’ “Italia dei Valori” offre il giusto sprono ai nostri candidati per assumersi la responsabilità della competizione politica. I nostri dirigenti – avvezzi come sono a lottare per i giusti ideali in Patria e all’estero contro le ingiustizie, le prevaricazioni e le folli guerre fratricide – possono essere sicuramente gli uomini “giusti” per affrontare una battaglia politica, in campo nazionale ed europeo, per il trionfo dei medesimi ideali.

Questo il solo ed unico obiettivo che ci spinge ad unirci ed eventualmente a diventare i rappresentanti politici dell’Italia dei Valori: la consapevolezza che, sempre e sotto ogni punto di vista, ci troveremo uniti a lottare per il trionfo degli ideali e la salvaguardia di valori comuni. Non è stato certamente l’anelito di una “poltrona” e/o la ricerca di un ruolo di prestigio, a convincerci ad effettuare un passo così importante, delicato e pregno di implicazione di diversa natura: solo la piena, incondizionata ed assoluta condivisione di intenti con il Vostro movimento, nonché la totale appartenenza a ciò che è sancito dal programma dell’Italia dei Valori, potevano convincerci ad affrontare questa sfida politica. Certamente la nostra coalizzazione ha sempre come “traguardo” principale (che mai potrà essere disatteso dai suoi dirigenti) la giusta rivendicazione dei diritti di categoria e la costituzione di un sindacato plenipotenziario all’interno dell’Arma dei Carabinieri. Tuttavia, se questi risultati si possono ottenere solo attraverso una ns. tangibile presenza nel mondo politico, tutti noi siamo convinti che il partito politico da rappresentare, e dal quale essere – a sua volta – rappresentati sia proprio l’Italia dei Valori.
Con profonda stima.

L’Editore
Riferimenti: http://www.orizzontinuovi.org/index.php?categoria=&idar

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Primo Levi

27 Gennaio 2004 1 commento

“Se questo è un uomo”

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana dinverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

> (Primo Lèvi, ‘Se questo è un uomo’, Einaudi, Torino 1979). Levi, depo rtato ad Auschwitz nel 1944, venne liberato il 27 Gennaio 1945.

http://www.repubblicaletteraria.net/PrimoLevi.html

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Il commento di Eugenio Scalfari

25 Gennaio 2004 14 commenti

POLITICA
tratto da “www.repubblica.it”

IL COMMENTO
La destra radicale
dell’unto del signore
di EUGENIO SCALFARI

UN COMIZIO di due ore e un quarto trasmesso in diretta da Rete 4, La7 e Radio Radicale. Reiterato per tutta la giornata dai telegiornali delle reti Rai, Mediaset e 7 e da tutti i “talk show” disponibili. Oggi il seguito sui giornali e ancora su tutte le reti televisive. Non c’è esempio di un’occupazione dello spazio mediatico di queste proporzioni in tutto il cinquantennio della storia repubblicana, tanto più che si trattava della celebrazione di un anniversario di partito, sia pure scelto come occasione per l’apertura d’una campagna elettorale (elezioni europee) che si concluderà tra sei mesi. Sicché la prima e preliminare considerazione, motivata da questa ennesima conferma, convalida il fatto che viviamo nell’Italia di oggi in un regime di monopolio mediatico incaricato di diffondere un messaggio di demagogia populista infarcito di una rilevante dose di menzogne.

Esaminerò i punti più rilevanti di questo messaggio e tenterò di farlo il più brevemente possibile per compensare i lettori dal bombardamento di parole che hanno dovuto subire nelle ultime ore, recapitate a domicilio più e più volte secondo la regola pubblicitaria di “ripetere ripetere ripetere” contro la quale è difficile non invocare l’altra regola di “resistere resistere resistere”. L’autore di quest’ultima, l’ex magistrato Saverio Borrelli, è stato ieri per due volte di seguito scomunicato da Silvio Berlusconi. Del resto, citando l’ineffabile Baget Bozzo, il premier ha detto che Mani Pulite è stata peggio del fascismo. Perciò il suggerimento a resistere alle sirene della demagogia mi sembra talmente prezioso da valere il rischio di contaminarsi nominando con simpatia lo scomunicato.

La prima osservazione dopo quella preliminare riguarda la collocazione di Forza Italia nel panorama politico nazionale: non è più un partito di centro, ammesso che lo sia mai stato, e neppure soltanto un partito di centrodestra moderato. Il fondatore e leader massimo l’ha spostato radicalmente a destra, una destra radicale, completamente identificata con il suo capo al quale è legata dalla fede. Il capo decide la rotta, la sua gente lo segue senza discutere, senza dibattere, senza partecipare se non con le ovazioni, nelle forme classiche d’un plebiscito che si ripete liturgicamente in ogni occasione.

Un osservatore oggettivo come Renato Mannheimer l’aveva già notato ieri diffondendo un sondaggio effettuato prima del comizio berlusconiano: tra gli elettori di Forza Italia solo il 29 per cento si dichiara di centro, il 34 di centrodestra, il 35 di destra. Dopo il comizio quest’ultima percentuale è destinata a crescere ancora di più. In compenso dal medesimo sondaggio risulta che soltanto il 40 per cento degli elettori di Forza Italia, interrogati nei giorni scorsi, ha confermato il suo voto. Il 36 per cento è in dubbio. Il resto indica già diverse destinazioni.

Questa destra non è costituzionale perché diffida di tutti gli istituti di garanzia esistenti, a cominciare dal presidente della Repubblica e dalla Corte costituzionale che saranno infatti radicalmente trasformati quando la riforma già in discussione alle Camere sarà stata approvata da una maggioranza parlamentare che si muove all’unisono secondo i voleri del capo. Il nome di Ciampi non è stato fatto neppure incidentalmente nelle due ore e un quarto di discorso, come pure è usanza nelle riunioni di partito specie se si tratta del maggior partito del Parlamento e del governo.

Non è neppure liberale questa destra poiché rifiuta esplicitamente la divisione dei poteri e riporta tutto alla maggioranza eletta; non è conservatrice perché mira a cambiare tutte le regole esistenti e definisce l’opposizione come una minoranza faziosa che ha nel sangue la vocazione alla dittatura e che bisogna dunque ridurre all’impotenza, anzi all’estinzione.
Non è democratica perché pretende l’adesione sulla base della fede e postula una partecipazione esclusivamente liturgica. Da questo punto di vista il finale del comizio è stato altamente eloquente, con Berlusconi che proponeva le domande e la platea che rispondeva a comando e a tutta voce Sì, No. E quando doveva rispondere No lo stesso Berlusconi dalla tribuna faceva segno di No col dito mentre ancora stava ponendo la domanda, affinché non sbagliassero nella risposta. Esilarante, se non fosse che ricordava vecchi riti e antiche piazze che speravamo di non vedere mai più.

Questa, insomma, è una destra radicale guidata da un personaggio direttamente ispirato dallo Spirito Santo. Ma vediamola più da vicino questa questione dello Spirito Santo, che non è affatto così folkloristica come forse a qualcuno potrebbe sembrare.

All’inizio del suo dire Berlusconi ha dato lettura integrale di un articolo di Baget Bozzo poiché, ha detto, esso rispecchia il mio pensiero meglio di quanto io stesso avrei saputo fare. Evidentemente don Gianni, come lo chiama il capo, ha scritto ispirato dal signore di Arcore che a sua volta, come racconta il testo di don Gianni di cui è stata deliziata la platea, si mosse nel novembre del 1993 ispirato dallo Spirito Santo.

La lettura di questo passo è avvenuta con voce compunta, senza neppure l’ombra di un imbarazzo né la traccia d’una cautelativa ironia. Dunque si mosse dieci anni fa lo Spirito Santo affinché l’Italia, la libera Italia, la cattolica Italia, non venisse incatenata da una minoranza che aveva ancora le mani sporche di sangue, si era infiltrata in tutti i gangli del potere e aveva accortamente predisposto il “golpe” giudiziario attraverso il quale era già riuscita a far fuori i partiti democratici.

La vittima era pronta e già porgeva remissiva il collo e la testa turrita alla ghigliottina del boia comunista, che aveva cambiato nome con un lifting malriuscito (rischioso parlare di lifting ieri da quel palco, ma che cosa non si perdona a un capo che ha tanto sofferto? Anche se, invece d’andare a salutare i soldati di Nassiriya, ha passato la sera di Capodanno a Lugano per farsi togliere le rughe sotto gli occhi?). Per fortuna il miracolo si è compiuto: sull’orlo dell’abisso è nato come Minerva dalla testa di Giove il partito di Berlusconi che ha impedito alla magistratura infiltrata di effettuare il golpe preparato dal Pci-Pds.
Purtroppo per tutti noi lo Spirito Santo, dopo quella spinta iniziale, dev’essersi affaccendato in tutt’altre faccende. Infatti, da allora, di miracoli non se ne sono più visti: dall’11 settembre in poi (l’attentato alle Torri di Manhattan) tutto anzi è avvenuto per bloccare l’iniziale spinta della terza persona della trinità: crollo delle Borse, due guerre, minacce terroristiche inaudite, stasi della crescita economica, imperversare della persecuzione giudiziaria, cataclismi e terremoti. Insomma un inferno di dimensioni cosmiche. Per fermare Berlusconi. Per impedire che l’Italia potesse esser liberata fino in fondo.

Quali sono stati gli agenti del male? I nomi piovevano dal palco e ogni nome era punteggiato dai boati della platea e delle tribune: i comunisti dichiarati (boato), i magistrati infiltrati (altro boato), i comunisti mascherati col lifting fallito (doppio boato), i sindacati corporativi che difendono i privilegi, gli italiani ancora irretiti dall’ideologia.

Su tutti evidentemente ha messo la mano il diavolo. Ma la sua opera malefica non è riuscita. Forse ha rallentato la marcia di Forza Italia, alcune promesse attendono ancora d’esser mantenute, ma l’opera gigantesca è già cominciata e sarà – statene certi – portata a termine.

Non è un miracolo anche questo? Chi ne dà avallo e conferma è un prete che dice messa tre volte al giorno. Dev’essere anche un po’ svanito perché quando ha salito la scaletta per andare ad abbracciare il capo sul palco gli stavano cadendo i calzoni, parola di Berlusconi che non tralascia occasione per cordializzare con la platea come accadde quando con grandi risate raccontò della supposta avventura tra sua moglie e Massimo Cacciari. Che volete, lui è fatto così e alla sua gente è proprio così che piace. Così don Gianni con le mani ai calzoni l’ha baciato e lui ha commentato: quest’uomo è solo testa.
Sibillino ma cordiale.

Quanto a don Gianni, ha scritto di sé nell’articolo letto in pubblico: “Sono un prete craxiano sospeso a divinis” . Perdinci, due bei titoli per un sacerdote, un prete appartenente all’ordine craxiano non s’era mai visto; a quando la santificazione del fondatore?

Ed ora le bugie, ma ne citerò solo alcune altrimenti la desiderata brevità sarebbe travolta.
Abbiamo rimesso in ordine i conti dello Stato.
Abbiamo dato inizio alla costruzione delle grandi opere.
Abbiamo aumentato le pensioni sociali.
Non abbiamo mai messo le mani nelle tasche degli italiani.
Abbiamo abbassato le tasse.
L’occupazione è aumentata.
Le esportazioni anche.
L’euro è stato applicato male e ha fatto aumentare i prezzi ma provvederemo a fermare quella deriva (questa forse l’unica verità, ma chi è il responsabile di quella cattiva applicazione?).
Siamo gli autori esclusivi dell’ingresso della Russia nel mondo occidentale, avvenuto nella grande cornice di Pratica di Mare.
In Europa e nel mondo tutti parlano di noi, la nostra reputazione all’estero è enormemente aumentata.
La riforma della scuola ci darà finalmente giovani preparati e capaci di trovare lavoro in Italia e anche all’estero.
La riforma delle pensioni rappresenterà un sicuro vantaggio per i pensionati.
Abbiamo fatto riforme e leggi unicamente nell’interesse di tutti e mai nell’interesse di pochi.
La sicurezza contro la criminalità è aumentata, i reati sono diminuiti del 40 per cento.
E per concludere questa splendida lista: “Non siamo in ritardo ma anzi in anticipo sulle scadenze degli impegni presi” .

Non credo che ci sia bisogno di dimostrare che si tratta di bugie. Tutti i dati disponibili, già da tempo resi noti e provenienti da fonti assolutamente oggettive, lo dicono con chiarezza: nessuna di queste affermazioni è vera. Si tratta di patacche, una più grossa dell’altra.
Mentre il capo snocciolava questo rosario promettendo (minacciando) d’aver ancora trecento pagine in serbo, ho guardato i volti degli uomini seduti in prima fila: Martino, Lunardi, Marzano, Pera, Pisanu, Tremonti, Frattini, Scajola, Zeffirelli. Estasiati. Labbra dischiuse per incantamento. Rapiti nel sogno. Dediti, anzi devoti. Dietro di loro la platea si sgolava agitando bandiere e applaudendo in continuazione. Domani avranno tutti i calli alle mani come avessero zappato o remato per un giorno intero senza soste.

Lui, il capo, era visibilmente commosso. Adornato, credo, anche. Gianni Letta non l’ho visto, forse s’era nascosto perché qualcuno magari si vergogna un po’. Fini e Follini, come sappiamo, non erano intervenuti alla grande kermesse.

Tutto sommato sono stati trattati bene. Il capo ha detto che anche loro, insieme a Bossi, hanno i suoi stessi obiettivi: liberare gli italiani dai comunisti, dallo Stato, dalla dittatura dei giudici. Senza di lui la Lega avrebbe fatto la secessione e Fini sarebbe imploso a causa delle sue origini fasciste. Follini non avrebbe contato niente. Ma Lui, generosamente, ha provveduto. Adesso non si perdano in chiacchiere e in teatrini (applausi vivissimi) c’è tanto da fare. Ma se continuassero le beghe, gli elettori non lo sopporterebbero. Punto e fine.

I comunisti mascherati, quelli che cambiano il pelo ma non il vizio, non saranno mai perdonati. Non basta che abbiano cambiato il nome, che abbiano ripudiato il soviettismo, che abbiano denunciato i massacri staliniani, che abbiano riconosciuto il valore del mercato e della libertà. Non basta perché sono rimasti comunisti nella mentalità. Quella non è cambiata e non potrà mai cambiare. Perciò ai comunisti nessun quartiere.

Gran finale (cito letteralmente: “Siamo l’unica chance di questo Paese. La sinistra ha creato i problemi, noi siamo stati chiamati a risolverli. Se non ci riusciremo noi nessun altro ce la farà. Vi voglio bene. Ritenetevi tutti abbracciati uno per uno” . Tutti in piedi a cantare Forza Italia.

Dice: non fate muro contro Berlusconi, non è buona tattica, siate gentili. Ma chi fa muro? Il premier ricorda quella buona donna lombarda che rifiutava di dare i locali in fitto a un uomo di colore. “Mi razzista? – diceva – Ma l’è lü che l’è negher” .

(25 gennaio 2004)

Riferimenti: http://www.repubblica.it/2004/a/sezioni/politica/festaf

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Mutilazione femminile

21 Gennaio 2004 7 commenti

3000 bambine in Italia sempre a rischio?

Che cos?è l?infibulazione?
Tradizioni, cultura ?che strada scegliere??
Prevenire o reprimere?
Accettarla o vietarla?
Bambine mutilate per renderle schiave di una cultura che per noi occidentali è inumana e terribile!!
Sembra che in Toscana qualcuno in passato abbiano proposto di permettere questa pratica in un centro ospedaliero per rendere l?atto meno cruento e doloroso ed evitare danni psicologici alla bambina. L?intervento se così si vuole chiamare non sarebbe altro che una piccolissima puntura con un piccolo ago sul clitoride e permettere la fuoriuscita di una gocciolina di sangue, in questo modo la tradizione sarebbe rispettata.
Se lo si vieta lo faranno ugualmente e tutti sappiamo come!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Che tristezza, un senso di panico mi prende e non mi abbandona.
Queste pratiche mi fanno pensare alle migliaia di giovani donne che sono morte in corso di aborti clandestini assassinate con ferri per lavorare a maglia, forbici e coltelli.
Un abbraccio a tutti con infinita tristezza.
Roberto

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Lodo Schifani

21 Gennaio 2004 1 commento

Articolo tratto da “www.rainews24″

http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=45278

Lodo Schifani. Consulta: la legge contrasta con il principio di eguaglianza

La Corte costituzionale

Roma, 20 gennaio 2004
Legge illegittima per contrasto, in particolare, con il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge (articolo 3 della Costituzione) e con quello di diritto alla difesa (articolo 24). Così la Consulta ha motivato, con la sentenza depositata questo pomeriggio, l’illegittimità costituzionale del cosiddetto Lodo Schifani sulla sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato.

“La misura predisposta dalla normativa censurata crea un regime differenziato riguardo all’esercizio della giurisdizione, in particolare di quella penale”, hanno scritto, tra l’altro, i giudici. Aggiungendo che “alle origini della formazione dello Stato di diritto sta il principio della parità di trattamento rispetto alla giurisdizione, il cui esercizio, nel nostro ordinamento, sotto più profili è regolato da precetti costituzionali. L’automatismo generalizzato della sospensione incide, menomandolo, sul diritto di difesa dell’imputato, al quale è posta l’alternativa tra continuare a svolgere l’alto incarico sotto il peso di un’imputazione che, in ipotesi, può concernere anche reati gravi e particolarmente infamanti, oppure dimettersi dalla carica ricoperta al fine di ottenere, con la continuazione del processo, l’accertamento giudiziale che egli può ritenere a sè favorevole, rinunciando al godimento di un diritto costituzionalmente garantito (art. 51 Cost.). Sacrificato è altresì il diritto della parte civile”. Secondo la Consulta, “si riscontrano nella norma impugnata anche gravi elementi di intrinseca irragionevolezza”.

Nel motivare la decisione, i giudici hanno anche scritto che “la sospensione in esame è generale, automatica e di durata non determinata”. Aggiungendo, inoltre, che, con il Lodo Schifani, il principio di uguaglianza davanti alla legge è stato violato non soltanto perché crea disparità di trattamento tra le più alte cariche dello Stato e gli altri cittadini. Ma perché stabilisce un’unica disciplina per cariche diverse anche “per la natura delle funzioni e distingue, per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai principi fondamentali della giurisdizione, i Presidenti delle Camere, del Consiglio dei ministri e della Corte costituzionale rispetto agli altri componenti degli organi da loro presieduti. .. Non è superfluo soggiungere che… nulla viene detto a proposito del secondo comma dell’art. 3 della legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, che ha esteso a tutti i giudici della Corte costituzionale il godimento dell’immunità accordata nel secondo comma dell’articolo 68 Cost. ai membri delle due Camere”.

Il Tribunale di Milano aveva chiesto una pronuncia della Corte in relazione all’articolo 1, comma 2 (quello relativo direttamente alla sospensione dei processi per le cinque più alte cariche dello Stato). Ma i giudici costituzionali hanno cancellato anche il comma 1 e il 3, precisando: “La disposizione direttamente impugnata si inserisce in un contesto normativo le cui articolazioni, per quanto riguarda i primi due commi – che si riferiscono, rispettivamente, alle due situazioni della non sottoponibilità a processo e della sospensione dei processi eventualmente già in corso – sono dirette alla medesima, sostanziale finalità, hanno lo stesso ambito soggettivo di applicazione ed entrano in contrasto con gli stessi precetti costituzionali. Pertanto, …la dichiarazione di illegittimità costituzionale deve estendersi anche ai commi 1 e 3 non direttamente impugnati, dell’articolo 1 della legge n. 140 del 2003 (il cosiddetto Lodo Schifani, ndr)”.

La Corte Costituzionale ha depositato oggi, con la sentenza di annullamento della legge sospendi-processi (n.24 del 2004), anche l’ordinanza con la quale ha dichiarato l’inammissibilità della questione di legittimità costituzionale in relazione al trasferimento del giudice a latere del collegio giudicante sul processo-stralcio Sme, Brambilla. Il magistrato è stato trasferito al Tribunale di sorveglianza di Milano, dopo una precedente proroga: titolare del processo a carico del Presidente del Consiglio, il suo spostamento, consentito dal Lodo Schifani, è stato contestato dai magistrati di Milano perché avrebbe comportato l’azzeramento del processo.

Dopo aver depositato la sentenza relativa al processo Sme (quello concluso con la condanna, tra gli altri, del deputato di Forza Italia Cesare Previti), i giudici si sono autosospesi proprio per evitare che lo spostamento del collega – in programma per il 9 gennaio scorso – costringesse a ripartire dall’inizio del procedimento. Ma, osserva la Corte, il giudice può sollevare questione di legittimità costituzionale soltanto per “quelle norme delle quali il giudice stesso deve fare applicazione nel giudizio” in esame. Mentre, il Tribunale di Milano che ha sollevato il caso “non è chiamato ad assumere alcuna decisione che comporti applicazione (sia pure indiretta) della norma impugnata”. Di qui, la dichiarazione di inammissibilità.

Vedi anche giustizia
http://www.rainews24.rai.it/keywords.asp?KeywordID=36&NewsID=45278
Riferimenti: http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=45278

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Non dimentichiamoci di loro!!

20 Gennaio 2004 Commenti chiusi

Articolo tratto da “www.repubblica.it” 24ore

http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/rep_nazionale_n_590375.html

Roma, 18:51
Ferrovieri licenziati, Orsa proclama 5 minuti di sciopero

L’Orsa, organizzazione sindacale autonoma dei ferrovieri, ha proclamato cinque minuti di sciopero, dalle 10 alle 10,05 di venerdì prossimo, per solidarietà con i 4 ferrovieri licenziati dal Trenitalia per aver collaborato alla trasmissione Rai ‘Report’, di Milena Gabanelli.
L’Orsa intende “porre all’attenzione dei cittadini che utilizzano il servizio ferroviario la grave condotta repressiva usata da Trenitalia nei confronti dei lavoratori che, nella trasmissione ‘Report’ dello scorso 7 ottobre 2003, hanno denunciato problemi concernenti la sicurezza del servizio ferroviario e per questo sono stati licenziati”. L’Orsa chiede che “tali licenziamenti, palesemente iniqui, vengano immediatamente revocati da Trenitalia”. (red)

Le altre news…

Riferimenti: http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/rep_naziona

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Per non dimenticare Pier Paolo

10 Gennaio 2004 Commenti chiusi

Tratto da “www.pasolini.net/poesia_usignolo.htm”

Pier Paolo Pasolini
La poesia

L’usignolo della chiesa cattolica
di Fulvio Panzeri
da Guida alla lettura di Pasolini, Mondadori 1988

Sotto il titolo L’usignolo della Chiesa Cattolica Pasolini raccolse e pubblicò nel 1958, presso l’editore Longanesi, un gruppo di poesie, in lingua italiana, datate 1943-1949. Il nucleo centrale della raccolta è rappresentato dal magma di contraddizioni che si sviscera nell’anima di Pasolini.
L’origine delle liriche della raccolta, quindi, va ricercato nella scoperta, da parte del poeta, del dissidio individuale e interiore che lo travaglia, un dissidio non anocora interrotto dalla delusione cocente di una società che manifesta la sua falsità, il suo vuoto e la sua mancanza di coscienza. Questo dissidio, nella pagina lirica, si cela nella parola pura, dolcemente poetica: in una parola che cerca un estremo termine di paragone e una straziato parallelo nelle forme e nelle manifestazioni del mondo natuarale. Le tensioni dell’anima si snodano così in un effluvio di contemplati odori che portano il poeta a una immedesimazione, non solo d’immagini, ma concreta, con i protagonisti del mondo agreste friulano.
La figura dell’usignolo che appare nel titolo è chiaramente emblematica ed è anche la chiave di lettura dell’intero libro. Il piccolo usignolo è infatti, per Pasolini, il vivente simbolo dei campi, della rugiada e delle colme sere friulane, ed è anche, al contempo, l’alter ego dello scrittore, la sua immagine immedesimata. Di fatto, nell’ottavo dialogo della poesia L’usignolo, la giovinetta gli si rivolge dicendogli: “Povero uccelletto, dall’albero, tu fai cantare il cielo. Ma che pena udiriti fischiettare come un fanciullino!”. Queste poche righe racchiudono in sé il senso che regge l’intera raccolta: la contraddizione esistente tra il volgere lo sguardo questuante all’infinito, nel gesto di “far cantare il cielo” e il ricadere entro il limite di un “fischiettare” tutto umano, quasi rabbrividito dentro “una pena” incolmabile.
Nella raccolta, il dissidio che si crea nell’uomo tra la tensione celeste e la condizione umana è raffigurato da Pasolini in una serie di dialoghi che cantano lo splendore della terra e della natura, quasi che questi elementi, nella potenza di verità, avessero il privilegio della parola. Così il poeta concede la voce e l’atto del “parlante” anche alle albe e ai cardellini, alle sere e alle primule: essi, solo essi, sono i veri compagni della solitudine dell’uomo.
Ma Pasolini in questi versi ricerca anche se stesso attraverso una tensione mitica che lo faccia pervenire alla cognizione della trascendenza. Si spiega così l’altro tema dominante di L’usignolo della Chiesa Cattolica, ovvero l’inesausta preghiera dell’uomo Pasolini “all’immoto Dio”. Il poeta, infatti, si rivolge a Dio chiedendogli di manifestarsi e offrendogli il dolore che gli viene dal continuo dissidio tra “carne e cielo” che lo travaglia, insomma, anela alla protezione del Padre, affinché si plachino in lui il senso del peccato e il rovello per la castità che ha violato con i suoi desideri sessuali: chiede che”L’Occhio di Dio” ritorni su di lui, nonostante “l’amore sacrilego” che lo pervade.
La figura del Cristo negli istinti ultimi della Passione diviene termine di confronto di questo nuovo centro tematico. Nel Cristo crocefisso Pasolini ricerca la parte buona di sé, il suo esasperato bisogno di essere figlio di fronte all’occhio vigile del Padre. Si rivolge, infatti, a Cristo dicendo:

Cristo alla pace
del Tuo supplizio
nuda rugiada
era il Tuo sangue.
Sereno poeta,
fratello ferito,
Tu ci vedevi
coi nostri corpi
splendidi in nidi
di eternità!
Poi siamo morti.
E a che ci avrebbero
brillato i pugni
e i neri chiodi,
se il Tuo perdono
non ci guardava
da un giorno eterno
di compassione?

Per il poeta la morte ha origine nella lotta coi sensi e col sesso, ma l’infinito amore divino, tramite il perdono, riporta l’uomo nella sfera dell’”immoto Dio”. Secondo Pasolini, anzi, sarebbe vana la passione di Crito se il Divino non dedicasse agli uomini e ai loro errori “un giorno eterno di compasssione”.
La raccolta si compone di sette parti. La prima, datata 1943, porta il titolo L’usignolo della Chiesa Cattolica e raccoglie composizioni poetiche di intensa religiosità in cui vengono liricamente rivissute le immagini di vita di Cristo e le preghiere della tradizione cattolica: Pasolini ricostruisce l’evento della Passione, il dialogo dell’Annunciazione tra l’Angelo e Maria e le Litanie della Madonna. Particolarmente intese risultano le otto parti del poemetto L’usignolo, in cui si alternano struttura dialogica e prosa poetica. In prosa poetica, appunto, è redatta l’ottva parte del poemetto, dove per la prima volta l’autore accenna a uno dei temi fondamentali del suo pensiero, non solo poetico, ma anche saggistico: la religione cattolica. Il poeta individua una netta separazione tra la figura di Cristo e la Chiesa come istituzione: la Chiesa dovrebbe essere esempio, memoria e mimesi di Cristo, ma in essa “di Cristo è rimasto solo il respiro”, perché “la Chiesa ferita si è aperta le piaghe con le Sue mani e un lago di sangue le è caduto ai piedi. Ed essa prima di morire ha fatto in quel lago uno specchio, e un lampo ha illuminato la Sua immagine dentro il sangue”.

La seconda parte della raccolta che, datata 1946, porta il titolo Il pianto della rosa, sviluppa tematiche interiori e vede al centro dell’evocazione lirica il dissidio del poeta. La scoperta del sesso e la coscienza del peccato divengono l’occasione per evocare il sorgere di un senso di malinconia nel felice mondo friulano. I ragazzi corrono “umili e violenti” e il poeta che assiste alle loro corse si sente intriso della loro felicita’, ma è escluso dalla loro naturalità. Un desiderio impazzito lo divora: quello di bruciare l’innocente verginità. Scrive, infatti: “Ma l’odiata purezza / e i peccati sognati / erano il fresco sguardo / dei miei occhi bruciati”. Dio si allontana, è un puro vuoto “che non dà vita”. A Dio, però, Pasolini ritorna sempre con nostalgia: e se dapprima afferma di non conoscerlo e di non amarlo, poi lo evoca pregandolo di invaderlo col fiato che rigenera alla vita: “O immoto Dio che odio / fa che emani ancora / vita dalla mia vita / non m’importa più il modo”.

In Lingua, che costituisce la terza parte del libro e porta la data del 1947, si acutizza, in maniera drammatica l’aut-aut che il poeta pone a Dio, tanto che Pasolini chiama gli angeli a far da intermediari alla sua inesausta preghiera: “Andate angeli, e dite al Signore / che al fulmine della sua redenzione / nascondo, ahimè, il bersaglio del mio cuore”.

La quarta parte, Paolo e Baruch, datata 1948-49 e formata da quattro liriche, si presenta come il nucleo più maturo della raccolta. Nella lirica Memorie il poeta ripercorre, attraverso la felicità del ricordo, la sua infanzia solare e si sofferma sul perduto gioco degli amori di cui ora è preda: “Mi innamoro dei corpi / che hanno la mia carne / di figlio – col grembo / che brucia di pudore – / i corpi misteriosi / d’una bellezza pura / vergine e onesta….”. Lettera ai Contini, poi, è una particolarissima esegesi degli scritti di San Paolo, che divengono anch’essi parte integrante del testo poetico: sono passi brevi, scelti dal poeta, e racchiusi in parentesi tonde, e a ogni passo corrisponde un’interpretazione personale, quasi una confessione straziata, concepita come una risposta alle sollecitazioni poste alla parola di San Paolo. Sullo stesso schema si fonda la lirica Baruch che, con Lettera ai Contini e con la seguente Crocifissione, forma un trittico di riflessione morale tesa al disvelamento della parola divina. Le domande che in essa il poeta si pone, sconvolgono nella loro naturalezza. “Perche’ Cristo fu ESPOSTO IN CROCE?”. In che cosa consiste la dedizione dell’uomo al Crocefisso? Che senso ha? E la risposta non è semplice né univoca:

Bisogna esporsi (questo insegna
il povero Cristo inchiodato?),
la chiarezza del cuore è degna
di ogni scherno, di ogni peccato
di ogni più nuda passione…
(questo vuol dire il Crocefisso?
sacrificare ogni giorno il dono
rinunciare ogni giorno al perdono
sporgersi ingenui sull’abisso).

La quinta parte della raccolta, L’Italia, scritta nel 1949, è un poemetto che segue il primo apparire di una struttura che farà capo a Le ceneri di Gramsci. In esso Pasolini non giunge ancora alle grandi tematiche civili, ma già si premura di costruire una sorta di “sogno” in cui la penisola giace immersa. La fonte del raggio inebriante che benedice L’Italia, da Trieste all’Appennino, da Bellagio alle rive del Po, è Casarsa. Il paesaggio italiano diviene così oggetto di adorazione e la parola si fa strumento di una ebbrezza che trova il culmine del suo mistico e sensuale fervore quando il poeta giunge al centro del luogo sacro, il luogo che genera l’idea stessa della bellezza. Quel luogo è Casarsa e il Pasolini assiste “al miracolo del paese notturno / che la prima luna del creato inargenta”.
La sesta parte ècomposta dalle poesie di Tragiques, redatte tra il 1948 e il 1949 e percorse dall’influsso della poesia di Rimbaud. La muta supplica del “timido ribelle” in cui il poeta si riconosce diviene grido soffocato e disperato: appunto, “tragico”. “Dio, mutami!”, implora Pasolini e poi inveisce, s’accanisce contro il muro che lo separa da Dio, tanto d’arrivare a supplicare: “E allora, o Genitore, uccidimi…”.

Un altro poemetto, datato 1949 e intitolato La scoperta di Marx, chiude il volume. In esso Pasolini ripercorre, colmo di maturità meditativa, il rapporto col mondo in cui si sente “figlio cieco e innamorato”. Ogni dissidio del poeta sembra stemperarsi entro una naturale accettazione. La folgore dei sensi non è piu’ una colpa da subire. Rivolgendosi alla madre, infatti, afferma: “M’hai espresso / nel mistero del sesso / a un logico Creato”.

In tutta la raccolta il mondo evocato da Pasolini è ancora quello friulano. Ciò che muta, rispetto alle poesie contemporanee di La meglio gioventù, redatte in dialetto, è l’atteggiamento del poeta di fronte alla materia espressiva. Il mondo friulano ora rivive in forza di moti interiori del poeta e risulta sviluppato in funzione di una vicenda esistenziale. In La meglio gioventù il mondo contadino e agreste rappresentava il centro ideale sopra il quale intessere lo sviluppo della parola, e attraverso quel mondo la poesia assumeva la funzione di una esaltazione epica delle gesta dell’uomo. In L’usignolo della Chiesa Cattolica protagonista della raccolta è lo stesso poeta coi suoi turbamenti esistenziali, mentre il mondo contadino si staglia sullo sfondo. Il confronto tra le due raccolte poetiche mette in rilievo il passaggio da un “esterno contemplativo” in cui il paesaggio geografico e umano sfolgora in tutta la sua bellezza e naturalezza ad un “interno meditativo” che L’usignolo della Chiesa Cattolica assume come parte celebrante e parlante di sé.
Ora Pasolini scruta la propria solitudine all’interno di un mondo che è memoria del grembo materno e sua raffigurazione, non solo concettuale. Di quel mondo il poeta inscena l’istanza cattolica che più stride con la cognizione della propria diversità, ma che, comunque, accetta. Il sentimento religioso, in L’usignolo della Chiesa Cattolica, si scontra insomma con la felicità panica degli istinti amorosi: sacro e profano cercano di conciliare la pace dell’essere, al fine di condurlo a una sorta di verità, non solo umana ma anche trascendente.
La meglio gioventù e’ il libro della purezza e della felicità completa e totale; L’usignolo della Chiesa Cattolica è un libro d’ombre, corroso dal dolore e dalla cognizione del peccato: una patina di malinconia offusca la solare felicità del poeta, fino a farlo precipitare in una zona buia, entro la quale al vita rivela tutta la sua tragicità.

Da Fulvio Panzeri, Guida alla lettura di Pasolini – Mondadori 1988

Riferimenti: http://www.pasolini.net/poesia_usignolo.htm

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Bobbio. Sara’ Ciampi ad aprire nel pomeriggio la camera ardente

10 Gennaio 2004 Commenti chiusi


tratto da “www.rainews24.rai.it/”

Torino, 10 gennaio 2004

Sarà il Capo dello Stato Ciampi ad aprire, oggi pomeriggio, presso l’aula Magna dell’Università di Torino, la camera ardente del senatore a vita Norberto Bobbio, il filosofo morto ieri pomeriggio a 94 anni. Unanime il cordoglio della politica e della cultura per la scomparsa di una delle figure morali e intellettuali più rappresentative del ’900. Per Ciampi, l’Italia ha perso un uomo fiero e giusto, dalla personalità straordinaria. “Un maestro di pensiero” per il presidente della Commissione europea Romano Prodi.

http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=45095

http://www.parlamento.it/leg/13/Bgt/Schede/Senatori/00000288.htm

http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=340234&chId=14&artType=Articolo&back=0

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/bobbio.htm

http://www.parlamento.it/leg/14/Bgt/Schede/Senatori/00000288.htm

http://www.aging.it/2001_/bobbio_01.htm

Norberto Bobbio

Riferimenti: http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=45095

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Influenza, preallarme bambini

8 Gennaio 2004 1 commento

Corriere della Sera – Quotidiano – Cronaca_Milano – 8 gennaio 2004

A Milano e in Lombardia più chiamate e ricoveri, ma la situazione è sotto controllo

Influenza, preallarme bambini

I pediatri: con il rientro dalle vacanze aumentano i rischi di contagio

Negli ospedali è scattato il preallarme influenza. Ieri si sono riaperte le scuole, e la previsione è facile: il virus, che già sta creando disagi agli anziani con problemi respiratori, è destinato ad intensificarsi a causa degli ambienti chiusi delle aule. Linfluenza, avverte lufficio igiene della Regione Lombardia, è destinata a propagarsi tra i bambini e i ragazzi. In questa dodicesima settimana di sorveglianza, nella fascia detà 0-4 anni lincidenza dellinfluenza è già di 3,02 casi per mille, mentre nella fascia 5-14 anni è pari all1,99. I pediatri sono perciò in allerta, e anche i reparti di pronto soccorso degli ospedali pediatrici milanesi stanno registrando un superafflusso, specialmente di sera, quando non è più possibile ricorrere al pediatra di fiducia.
Nella fascia detà 15-64 anni lincidenza è invece dell1,55 per mille, mentre la vaccinazione sta dando buoni frutti negli ultra 65enni, colpiti solo nella misura dell1,24 per mille.
Linfluenza di questanno non è diversa da quella del 2002-2003: esordisce bruscamente, con febbre oltre i 38 gradi, accompagnata da almeno uno di questi sintomi: tosse, mal di gola, naso congestionato dal raffreddore, problemi respiratori. Possono esserci anche mal di testa, sensazione di «ossa rotte», scarso appetito.

A.Cre.

Cronaca di Milano

http://www.eurosalus.com

http://www.e-salute.it

Riferimenti: http://www.corriere.it/

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