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Archivio Febbraio 2004

UNA SCUOLA PER TUTTI PERCHE’ TUTTI ABBIANO PARI OPPORTUNITA’

29 Febbraio 2004 29 commenti

Oggetto: [Italia dei Valori]UNA SCUOLA PER TUTTI PERCHE’ TUTTI ABBIANO PARI OPPORTUNITA’

Cari amici,

informo che l’Italia dei Valori aderisce e partecipa alla Manifestazione
Nazionale in difesa del diritto allo studio e per una scuola alla reale
portata di tutti organizzata da CGIL-CISL-UIL che si terrà a Roma il 28
febbraio 2004. Vogliamo ridare alla Scuola il ruolo che le spetta
in una società moderna e pluralista, ruolo che, a nostro avviso, la
cosiddetta “Riforma Moratti” non realizza affatto.
Il sistema proposto infatti risulta mancante della riforma dei cicli, della
formazione permanente e dell’organizzazione della docenza. Su questi punti
ci troviamo di fronte ad una riforma che vira profondamente rispetto alla
legge elaborata nella passata legislatura. La riforma Moratti tende ad
enfatizzare elementi di liberismo, più che di liberalismo, rinunciando così
ad una visione solidale e di equità sociale, che non può essere esclusa in
una società come la nostra. Basti pensare, al riguardo, al fatto che si
obbliga lo studente alla scelta tra l’istruzione (sistema dei licei) e la
formazione professionale all’età di tredici anni, che potrebbero persino
diventare dodici in caso di anticipo scolastico a cinque anni. Una scelta
del genere diventa necessariamente una scelta della famiglia, non certo
dello studente, e rischia di togliere al sistema equità e giustizia sociale,
poiché la decisione non può che essere direttamente influenzata dalle sue
condizioni di occupazione e di censo e di prospettiva, piuttosto che dalle
reali capacità del ragazzo o della ragazza. In altri termini per i “ricchi”
si apriranno sempre le porte dell’istruzione e per i “poveri” molto spesso
quelle della formazione professionale. Bisogna dire a gran voce che ciò non
ha nulla a che vedere con la dottrina liberale, che ha sempre tenuta alta la
bandiera delle pari opportunità.
Abbiamo toccato solo uno tra i tanti temi possibili. Ve ne sono altri di
particolarmente cruciali, come quello del rapporto scuola pubblica – scuola
privata. Su questo punto la riforma della Casa della Libertà, è esattamente
il contrario della libera concorrenza, dal cui principio si vorrebbe
teoricamente far discendere i provvedimenti per la parità, giacchè non
prevede alcun serio impegno finanziario e di ristrutturazione per consentire
alla “scuola pubblica” di funzionare. In pratica ancora una volta chi è
“ricco” e può permettersi la scuola privata viene favorito rispetto a chi
non ha sufficienti risorse economiche.
In termini di prospettiva, facciamo nostri e sottoscriviamo integralmente
gli specifici interventi ai vari livelli formativi e nelle diverse
istituzioni scientifiche, approvati dal “Patto per la Scuola” a cui noi
dell’Italia dei Valori abbiamo aderito (e contribuito ad individuare). Ecco
le relative proposte:

1.(a) Generalizzare la scuola dell’infanzia, raccordandone
istituzionalmente l’attività, come già avviene spesso, alle attività
educative degli asili e al successivo ciclo di base; (b) raggiungere il
cento per cento dei licenziati al termine della scuola di base obbligatoria
rigorosamente unitaria; (c) potenziare gli interventi individualizzati, i
centri di lettura e attività socioculturali integrate con la scuola,
essenziali al successo scolastico di alunne e alunni; (d) sviluppare un
sistema adeguato di borse di studio che premino l’impegno scolastico di
discenti e famiglie fin dalla scuola di base.

2. Tornare a elevare l’istruzione obbligatoria al biennio post-media
inferiore, con funzione di orientamento nelle scelte successive.

3. Raccordare l’attività formativa del triennio medio-superiore, da
potenziare, all’attività del sistema regionale di formazione e apprendistato
garantendo il diritto all’istruzione e formazione fino ai 18 anni per tutte
e tutti.

4. Portare a compimento la riforma universitaria, con adeguata assegnazione
di risorse, anche in appoggio al diritto allo studio, garantendo autonomia,
responsabilità, efficaci raccordi col territorio e confrontabilità nazionale
e internazionali di risultati delle università e sviluppando altresì
sistematicamente i rapporti di partnership dell’università con l’intero
sistema scolastico.

5. Riorganizzare gli enti di ricerca, garantendone l’autonomia,
responsabilizzandone la gestione e ampliando, al loro interno, il numero di
ricercatori giovani e le loro possibilità di qualificato lavoro scientifico.

Per tutte queste ragioni partecipiamo e invitiamo a partecipare alla
manifestazione indetta a favore della Scuola e del diritto allo studio.

Antonio Di Pietro, Presidente Italia dei Valori

Antonio Borghesi, Coordinatore Nazionale Dipartimenti Tematici IDV

Riferimenti: www.italiadeivalori.it

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Gli toccano il Milan e Berlusconi vede rosso: …………………..

28 Febbraio 2004 3 commenti


27.02.2004
da www.unità.it

Gli toccano il Milan e Berlusconi vede rosso: siamo in uno stato di polizia
di Marcella Ciarnelli

Lattacco a testa bassa a «tutte le istituzioni» ma «tutte, proprio tutte», dal Quirinale in giù, in cui cè «ovunque la presenza della prima repubblica, cosa che non credevo»; lItalia che si avvia «allegramente ad uno stato di polizia» dopo loperazione della Guardia di Finanza che ha sequestrato tutti i bilanci delle squadre di calcio di serie A e B; il desiderio di togliere dal tavolo il fastidio delle elezioni andando a ragguppare, per ora, tutte le scadenze in una sola giornata, poi si vedrà; leuro di nuovo sul banco degli imputati per la situazione economica disastrosa del Paese nonostante persino il suo ministro preferito, Giulio Tremonti, si è reso conto che qualche controllo andava pure fatto; lidentificazione con il Papa attaccato da un corsivo ignobile della «Padania» da parte di uno che «viene insolentito tutti i giorni non solo dallUnità ma anche da altri giornali».

Lo show di fine settimana del presidente del Consiglio ha spaziato a 360 gradi. Si attacca a tutto, è il caso di dire, Berlusconi per portare avanti la più lunga campagna elettorale della Repubblica. Alza un gran polverone, sperando che questo impedisca alla gente di vedere i limiti sempre più evidenti del suo governo.

Uscendo da palazzo Chigi prima, entrando a Palazzo Grazioli poi, il premier che non sa che pesci prendere ha mandato in onda uno psicodramma in due atti. Arranca e, allora, se la prende con tutti gli altri. I politici di professione, qualche giorno fa. Gli esponenti della prima Repubblica che non vogliono farsi da parte davanti al nuovo che avanza (e cioè lui) e continuano ad occupare poltrone e poltroncine nei Palazzi. Ed osano anche, è il caso del presidente Ciampi, interrompere il cammino spedito di leggi che lo riguardano molto da vicino, come nel caso della Gasparri. Meno male che a rassicurarlo ci pensano i suoi colleghi di governo. Meno male che il rabbonito Gianfranco Fini, ospite di Emilio Fede, ha dato immediata risposta al premier che ha annunciato lintenzione di voler porre la fiducia sulla normativa. «Sarà sollecitamente approvata dal Parlamento» ha detto il vicepremier, mostrandosi disponibile a scavalcare dun colpo lostacolo (e il pericolo) del voto segreto.

Il premier fa la vittima. «Sulla mia testa cadono tutti i problemi lasciati aperti dallincapacità di governare di chi mi ha preceduto, ed a cui dobbiamo dare una soluzione». Si mostra ancora sorpreso, nonostante la discesa in campo risalga a più di dieci anni fa, e ormai non possa più vendersi come un politico naif. Ormai attempato racconta ancora, sperando di trarne vantaggio, la storiella che «mi sono presentato perché temevo per il mio paese un futuro illiberale, ma non immaginavo che ci fossero così tante difficoltà ad operare, perché in tutte le istituzioni ci sono presenze della Prima repubblica». Che giocano allo sfascio. Che remano contro come fanno i giornali che in unoperazione «suicida e masochista» non condividono la sua visione ottimista di un paese che non cè. E non fanno tesoro della sua ricetta: «Se tu diffondi ottimismo, raggiungi dei risultati, se dici che tutto va male e che tutto è allo sfascio, poi tutto andrà male davvero…». Ma la politica dellillusione ottica ha il fiato corto se si perde nelle tasche sempre più vuote degli italiani. E non per colpa delleuro, come vorrebbe far credere il premier, visto che in tutti i paesi dellUnione europea linflazione è scesa e solo in Italia sta risalendo.

Più da presidente del Milan che da presidente del Consiglio parla delloperazione della Guardia di Finanza. «Io non ho preoccupazioni – spiega – ma ho trovato davvero strana unoperazione allargata a tutte le società mentre occorrerebbe avere indizi su ogni singolo club. Ci si avvia allegramente verso uno stato di polizia ma farò di tutto per contrastare questa cosa». Ed il Procuratore generale, Salvatore Vecchione, che ha ordinato loperazione gli risponde: «Le perquisizioni ci sono state per fondati motivi».

Certo, «con i limitati poteri che ha un presidente del Consiglio, ovvero la moral suasion…» si lamenta il premier. Rieccola lidea di una riforma che gli dia più poteri. Riecco lidea di intervenire «sulle varie leggi elettorali per dare al cittadino la possibilità di esprimere il proprio parere senza essere costretto a bere la minestra che gli viene servita dalle segreterie dei partiti». Elezioni contestuali, dunque. E con lo stesso modello. Per avere «una maggioranza consolidata alla Camera, al Senato e alle Regioni» in modo da evitate che il cittadino «sia indotto in confusione». Ed in prospettiva possa togliersi il pensiero una volta per tutte.

Fassino: è un uomo disperato

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=33358

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Il gioco populista del premier in difficoltà

28 Febbraio 2004 Commenti chiusi

da: www.repubblica.it

Il gioco populista
del premier in difficoltà
di MASSIMO GIANNINI

Sono passati appena una decina di giorni dall’inizio della campagna “presidenziale” di Berlusconi, in vista delle europee e delle amministrative di giugno, e l’impetuosa marcia del premier ha già lasciato sul campo una cospicua quantità di macerie. La forza devastante della sua comunicazione politica cresce in misura inversamente proporzionale alla debolezza deprimente della sua azione di governo. Per recuperare consensi, non può rivolgersi alla testa degli elettori delusi, che non ci cascherebbero: gli aveva promesso meno tasse e più ricchezza, gli ha portato l’aumento dei tributi locali e la recessione.

Così, Berlusconi riprova a parlare direttamente alla pancia della gente arrabbiata, che potrebbe ricascarci: da leader di un “partito materiale” non può offrirgli una visione identitaria comune che in questi anni non è mai stata elaborata, ma può tornare a promettergli l’unico e originario riferimento condiviso: lui stesso.

L’uomo solo al comando, in lotta contro il resto del mondo. Al decennale di Forza Italia il Cavaliere aveva lasciato capire quali sarebbero stati i nemici da colpire: i soliti comunisti, gli “appositi” magistrati. La settimana scorsa ha allargato il tiro ai “politici di professione”, per i quali ha ideato un “sillogismo” degno di Aristotele: hanno la casa al mare, alcuni hanno pure la barca, quindi sicuramente rubano.

Per giustificare l’ingiustificabile (il voto di fiducia sul decreto salva-Rete4) già che c’era ha menato un fendente anche al Parlamento, e alle sue “eccessive lungaggini”.
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Ma ieri ha fatto un passo ancora più avanti, nella sua personalissima rivisitazione pseudo-maccartista della storia italiana: “Non immaginavo che la Prima Repubblica mantenesse una presenza così forte e radicata in tutte le istituzioni, e questo rende tutto più difficile”. A scanso di equivoci, ha ripetuto due volte quel “tutte”. Casomai qualcuno pensasse che fuori dall’esecrabile “lista di proscrizione” dei sopravvissuti del Vecchio Regime ancora annidati nelle istituzioni potessero restare magari la presidenza della Repubblica o la Consulta, l’Istat o la Corte dei conti. È solo una variante del “non mi lasciano lavorare”, che lo rese celebre nel ’94, al primo fallimento da capo del governo. Ma oggi rischia di essere, allo stesso tempo, più grottesca e più pericolosa. Grottesca, perché la Casa delle Libertà ha la maggioranza numericamente più forte che sia mai uscita dalle urne dal 1948 ad oggi. Pericolosa, perché con questo alibi, e tra conflitti sempre più laceranti al tessuto connettivo della politica e della società italiana, il Cavaliere continuerà a “regnare” sulla nazione fino alla fine della legislatura, ma senza più governarla.

Il “gioco” di Berlusconi è fin troppo smaccato. Come gli ha ricordato proprio il Capo dello Stato nel suo discorso a Sassari del mese scorso, lo aspettano tre anni di consultazioni elettorali, prima del voto politico del 2006. Uno stillicidio. Non avendo risultati concreti da smerciare sul mercato dei consensi, il Cavaliere aggiorna e rilancia il marketing politico della famosa “discesa in campo”. Prova a reinventarsi e a riproporsi, un’altra volta, come l’Uomo Nuovo. L’Uomo dell’antipolitica. L’Uomo del Fare che, mentre i praticoni dell’Ancien Regime bivaccavano flaccidi e inefficienti sui banchi del Parlamento, lavorava venti ore al giorno per costruire un impero e per far divertire e far “progredire” gli italiani. Con il telecomando e con le polizze assicurative. Con gli appartamenti residenziali di Milano due e con le vittorie internazionali del Milan.

È perfino stucchevole dover ripetere, per la milionesima volta, quale gigantesca manipolazione storica si nasconda dietro questa leggenda. È quasi noioso, ormai, dover ricordare quanto proprio il Cavaliere, per i suoi legami con Craxi e per i salvacondotti televisivi che il Psi e la Dc gli assicurarono a colpi di decreto legge agli inizi degli anni ’80, sia una figura “consustanziale” alle vicende della Prima Repubblica, compresa quella non proprio edificante della loggia P2. È quasi inquietante dover rammentare che, oltre a lui stesso, dei 210 parlamentari eletti nelle liste di Forza Italia nel 2001 ben 80 provengano dai partiti “tradizionali”, e che su quasi 10 mila amministratori locali del partito azzurro oltre la metà arrivi dalle file della Dc e del Psi. È addirittura imbarazzante dover rimarcare che, nei posti chiave del governo, del partito e della Pubblica Amministrazione, proprio il Cavaliere abbia scelto esponenti della “vecchia politica”. Autorevoli ministri come Scajola e Pisanu (ex democristiani). Tenaci uomini di apparato come Fabrizio Cicchitto (ex socialista). Stimati civil servant come Lamberto Cardia (magistrato contabile, controllore di enti delle ex PpSs, capo di gabinetto di svariati ministeri, ora alla Consob).

Tutto questo, per il premier, non conta. È un “tra parentesi”, che non compare nel carro allegorico berlusconiano lanciato verso la riconquista degli italiani. “Tra parentesi” (perché contrasterebbe con l’iconografia artificiosamente “nuovista” del personaggio) è la Vecchia Repubblica, dalla quale invece Berlusconi nasce come Minerva dalla testa di Giove. “Tra parentesi” (perché negherebbe la mistica del leader invincibile) è la sconfitta subita da Prodi nel 1996, che la storiografia azzurra ha completamente rimosso come se non fosse mai esistita. “Tra parentesi” (perché “per colpa dei comunisti senza il comunismo c’è sempre un futuro illiberale e autoritario da sventare”, come ha detto ieri) sono gli stessi cinque anni di governo ulivista, non certo esaltanti, costellati da errori e indecisioni, ma durante i quali comunque non si sono viste leggi per la scioglimento coatto dei partiti o la chiusura dei giornali, né sono stati segnalati cosacchi ad abbeverare i cavalli a San Pietro.

In questa campagna elettorale, per il premier, conta solo ritrovare una sintonia con il popolo. A costo di qualunque forzatura della verità. Al prezzo di qualsiasi indebolimento delle istituzioni repubblicane. Lui è il presidente del Consiglio. Grazie alle televisioni che controlla (Rai) e a quelle che possiede (Mediaset), può tentare un’operazione di clamorosa rimonta. Nel suo caso (visti i pessimi risultati raggiunti) “l’incumbency”, l’essere governante in carica al momento delle elezioni, sarebbe uno svantaggio. Con la potenza di fuoco delle sue reti può cercare di trasformarlo in un vantaggio. Dal ’94 il collante mediatico supplisce alla carenza di condivisione sociale e ideologica del berlusconismo. Secondo l’Eurisko il 36% degli elettori di Forza Italia segue la tv per più di 4 ore al giorno. Se ha funzionato nel 2001, perché non dovrebbe funzionare anche nel prossimo giugno, e poi magari nel 2006?

E che importa se, per raggiungere il risultato, l’invincibile armata del premier calpesta Carlo Ciampi e Gustavo Zagrebelsky, Antonio Fazio e Virginio Rognoni, la Commissione Europea e l’Anm? E che importa se, per vellicare il popolo che spende, un presidente del Consiglio insiste a dire che l’inflazione al 2,4% a febbraio “è colpa dell’euro”, per nascondere le inefficienze che il suo governo ha palesato nei controlli? E che importa se, per compiacere il popolo che tifa, un presidente del Consiglio evoca “lo stato di polizia” per attaccare una procura che indaga sul buco nero del calcio? Per il padrone del Milan, che si illude di governare l’Italia come una grande Milanello, che detta la formazione a due punte ad Ancelotti e pretende scudetto e Champions League per alimentare il mito del leader trionfatore, non esiste il problema del conflitto di interessi. Esistono solo gli interessi personali da tutelare. Per l’inventore del partito azzurro, che come scrive Ilvo Diamanti evoca non “la nazione”, ma “la nazionale”, non esiste il problema dei bilanci-colabrodo delle società di serie A, indebitate per 1 miliardo 941 euro nel 2003. Esistono solo i dividendi politici da trarne.

Magari attraverso scandalosi decreti spalma-debiti per le grandi squadre, votati alla faccia del “dio mercato” caro ai liberisti della domenica. Il “tempio” del calcio era sacro, e i “mercanti” in toga l’hanno violato. Tanto basta per gridare allo scandalo, come si farebbe al Bar Sport. Il Cavaliere applica al pallone la stessa mistica populista che sovrintende al suo tribolato rapporto con il potere giudiziario. Se va in tribunale dice: il popolo mi ha eletto capo del governo. Che diritto hanno i magistrati di impedirmelo? Qual è la fonte di legittimazione che li autorizza a tanto? Se va allo stadio dice: il popolo vuole godersi le partite. Che diritto hanno i magistrati di impedirglielo? Quale potere hanno per sottrarre l’oppio calcistico al popolo che vota?

Si aspetta la prossima esternazione. Ma sarà dura arrivare alle elezioni di giugno, in mezzo a tanta macelleria istituzionale.

(28 febbraio 2004)
Riferimenti: http://www.repubblica.it/2004/b/sezioni/politica/berlud

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"Quei giocatori pagati in nero"

28 Febbraio 2004 Commenti chiusi

da: www.repubblica.it

Le 22 pagine dell’esposto di Gazzoni: accuse a Roma e Capitalia
Le norme a favore delle grandi; “Campionato irregolare”
“Quei giocatori pagati in nero”
ecco il dossier sul calcio truccato
Deroga per spostare il bilancio del Milan al 31 dicembre
Assegni post-datati mai onorati, stipendi da testimonial
di CORRADO ZUNINO

ROMA – Sono ventidue pagine create su un programma Word ’95, il più diffuso. Parlano di stipendi in nero erogati a fantasisti dalla corsa lenta e conflitti d’interesse che legano le banche italiane al palazzo del calcio. Sono secretate, le ventidue pagine, in un fascicolo creato da due sostituti procuratori di Roma con ufficio al terzo piano di piazzale Clodio e, in copia, sono nella disponibilità del nucleo operativo della Guardia di finanza che tra mercoledì e giovedì ha realizzato sequestri in tutta Italia. Quelle ventidue pagine, conosciute come il “Dossier Gazzoni”, rappresentano l’architrave della più importante inchiesta sull’indebitato calcio italiano, quinta azienda del paese. Repubblica è in grado di pubblicarle.

I detective di Gazzoni Frascara. Nella seconda metà di novembre, con il suo Bologna in pessima classifica e la voglia di vendere la società, il presidente Giuseppe Gazzoni Frascara chiamò il legale bolognese Mattia Grassani, un’esperienza rodata in estate dal “caso Catania”, per chiedergli un parere “pro veritate” sui guai del calcio italiano. Gazzoni Frascara era infuriato con la Roma di Sensi che, senza onorare scadenze fiscali né, spesso, gli stipendi alla fine del mese, veleggiava in alta classifica grazie a un calciomercato estivo sontuoso. “Sensi non mi ha neppure pagato i biglietti concessi ai suoi tifosi in trasferta”.

Commercialisti e fiscalisti hanno iniziato a studiare i diciassette bilanci di serie A. Giovani avvocati hanno setacciato camere di commercio e tribunali civili cercando riscontri su Internet. E un pool di detective ha tentato di superare, qui con scarsi risultati, i segreti bancari dei presidenti del calcio. Tutto questo in totale silenzio, fino a quando Repubblica non ha scoperto l’inchiesta privata. Da lì, il clamore e l’intervento dei magistrati.

Nel tempo i dossier prodotti dagli uffici investigativi del Bologna calcio sono diventati tre. Il primo, trenta pagine, è stato consegnato al pm Enrico Cieri della Procura di Bologna, che lo ha sottovalutato, e al pm Silverio Piro della Procura di Roma, che ha subito attivato intercettazioni telefoniche e interrogatori. Le carte di denuncia dicono che sono sette le squadre di serie A con bilanci “eccessivamente sintetici, lacune informative, compensazioni, aggregazioni e strane manovre contabili”.

Roma, Lazio e Parma sull’orlo del crack. Patron Gazzoni, amico di Massimo Moratti, in stretti rapporti con Antonio Giraudo e Adriano Galliani, ha sempre informato i poteri forti del calcio dei suoi movimenti. Presto il dossier è diventato un chiavistello per scardinare le squadre romane e interrompere le loro brevi stagioni di gloria (due scudetti nel 2000 e nel 2001 in mezzo a un lungo e soporifero derby d’Italia Juve-Milan, cinque titoli a testa negli ultimi dodici anni). Delle sette società sotto la tenda a ossigeno, tre, infatti, sono grandi club: la Roma, la Lazio e il Parma. Contro la Roma, il dossier mette in evidenza l’irregolarità dell’iscrizione al campionato in corso a causa di fideiussioni false, debiti erariali, liberatorie non ottenute dai calciatori, plusvalenze fittizie (i guadagni del calciomercato).

Sulla questione l’Atalanta, non ripescata, ha chiesto un risarcimento danni. In queste ore il collegio arbitrale della Lega ha sancito che la Roma calcio deve pagare all’attaccante Fabio Junior lo stipendio di gennaio 2003: 238.732 euro. E venti giorni fa Sensi ha dovuto saldare una stagione d’ingaggio non onorato al mediano Diego Fuser, oggi al Torino.

Un metodo per ottenere liberatorie fittizie è stato quello di consegnare ai calciatori in credito, pochi giorni prima dell’iscrizione, assegni post-datati che poi non sono stati pagati. Segnala il dossier: “Nel 2002 grazie a plusvalenze incrociate la Roma ha avuto benefici per 95,38 milioni chiudendo in utile di 787.000 euro. L’anno dopo, senza finte plusvalenze, la passività è balzata a 104,7 milioni”. Plusvalenze a gettone sono state fatte tra Juventus e Parma per il calciatore Brighi, trattato a prezzi da stella.

Stipendi pagati in nero. Ampio è il capitolo dedicato ai club che pagano parte degli stipendi esentasse. Sei le squadre citate: cinque in serie A, di cui una big, una in serie B. Per metà del parco giocatori a disposizione, i sei club hanno depositato il contratto del calciatore, fosse una star, fosse un ronzino, in Lega calcio. Nello specifico, la vecchia star di una squadra di provincia ha ottenuto un ingaggio da due milioni di euro per quattro anni. Dopo venti giorni lo stesso contratto è stato dimezzato: il club oggi paga metà stipendio in regola e metà in nero attraverso società controllate dal presidente.

Gli assegni versati ai giocatori sono stati giustificati dalle voci “testimonial”, “cena di rappresentanza”, “diritti d’immagine” e i club hanno così dimezzato le passività in bilancio. Duro il dossier: “Un campionato nel quale dovesse essere accertato che uno o più atleti sono stati retribuiti attraverso dazioni in nero dimostrerebbe un’assoluta irregolarità tecnica”.

Figc a favore delle big, il conflitto Carraro-Capitalia. Covisoc e Consiglio federale vengono considerati omissivi controllori, “mentre l’applicazione dei regolamenti sportivi avviene secondo convenienza”. Il 19 marzo 2003 le nuove norme “Noif” sono entrate in vigore, ma di queste è stato applicato solo l’articolo 86 sul decreto spalmadebiti, “con il quale si sono volute salvaguardare ragioni e aspettative di alcuni club tra i più rappresentativi”. Votato, mai è stato applicato l’articolo che prevede un rapporto tra patrimonio netto contabile e attivo patrimoniale non inferiore allo 0,5: “Nel 2003 il rapporto della Roma, pari a 0,212, sarebbe stato ampiamente fuori regola”.

Per aiutare le big in crisi economica, sono stati spostati in avanti di otto mesi anche i debiti maturati nel 2003. Su richiesta del presidente della Lega e del Milan Adriano Galliani, e deroga speciale del presidente federale Franco Carraro, si è cambiato lo statuto per consentire al Milan la chiusura del bilancio al 31 dicembre invece che al 30 giugno: necessario per essere in sintonia con la controllante Fininvest. Tutto scritto lì dentro.

“Il sistema”, chiude duro il dossier, “è affetto da insanabili conflitti d’interesse nonché da promiscui legami tra finanza e dirigenza sportiva. L’istituto di credito romano Capitalia controlla una banca d’affari, Mediocredito Centrale, di cui è presidente Carraro, consigliere d’amministrazione di Capitalia. E Capitalia ha in pegno il 99,5% delle azioni del Perugia e la Telemarket di Giorgio Corbelli che ancora possiede il 60% del Napoli. Quote di Capitalia sono in mano all’Inter di Moratti, allo stesso Milan di Berlusconi e fino a poche settimane fa al Parma che fu di Tanzi”.

(28 febbraio 2004)

Riferimenti: http://www.repubblica.it/2004/b/sezioni/sport/calcio/do

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Università

28 Febbraio 2004 Commenti chiusi

Università

Appello sulla situazione dell’università

Il testo del disegno di legge delega riguardante “lo stato giuridico e il reclutamento dei professori universitari” approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 gennaio prevede un insieme di misure fortemente penalizzanti e soprattutto assai pericolose per il funzionamento e lo sviluppo di tutto il sistema universitario.

I rischi insiti nella legge delega riguardano in primo luogo:

- l’accentramento di funzioni nelle mani del potere politico attraverso l’attacco all’autonomia delle singole università in ordine al reclutamento;

- la precarizzazione del personale universitario grazie all’eliminazione dei ricercatori universitari di ruolo, sostituiti da contrattisti, e grazie alla aleatorietà dell’entrata nel ruolo da parte dei vincitori di concorso;

- l’abolizione del tempo definito, del tutto ingiustificata, nell’unica norma finanziata, con risorse sottratte all’applicazione della riforma della didattica e di fatto utilizzando per questo scopo anche le economie derivanti dalla soppressione del fuori ruolo, mentre sarebbe necessaria l’assunzione di migliaia di giovani.

La mancanza di effettivi investimenti viene superata semplicemente raddoppiando le ore di insegnamento per i docenti, ovviamente restando ferme le retribuzioni, ed allargando l’area del lavoro precario e senza sbocchi e progressioni di carriera.

Esprimiamo una vivissima preoccupazione per questo ulteriore attacco al sistema pubblico dell’università italiana che segue il taglio ai finanziamenti e il blocco delle assunzioni minacciando così un patrimonio di conoscenze e di saperi riconosciuti a livello mondiale.

http://www.repubblica.it/speciale/2004/appelli/universita2/index.html

Riferimenti: http://www.repubblica.it/speciale/2004/appelli/universi

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Calcio. Sotto accusa i bilanci del pallone

27 Febbraio 2004 3 commenti


http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=45844

Calcio. Sotto accusa i bilanci del pallone

Serie A e B indagate

Roma, 27 febbraio 2004

Abuso d’ufficio, false comunicazioni sociali, illegale ripartizione di utili: sono tre i reati ipotizzati -per ora contro ignoti- dalla procura di Roma che ieri ha ordinato il blitz della Guardia di Finanza in tutta Italia, nelle sedi di 51 club, della Lega calcio, della Federcalcio, della commissione di controllo federale sui bilanci societari (Covisoc). Sotto accusa, i bilanci non limpidi, le plusvalenze, le stesse iscrizioni dei club ai campionati.

I magistrati faranno il punto della situazione oggi, in un vertice fissato a Roma, alla luce delle attività compiute ieri dalla GdF. L’inchiesta è quella sul cosiddetto “doping amministrativ”‘, nata da articoli apparsi sui giornali a partire dall’estate 2003, ma anche dalle dichiarazioni del presidente del Bologna Giuseppe Gazzoni Frascara, oltre che dell’ex presidente della Covisoc Victor Uckmar, che ha più volte richiamato l’attenzione sul precario stato economico del calcio italiano. A rendere necessari i sequestri, si legge nel decreto di perquisizione, le rivelazioni di alcuni testi e l’acquisizione di altri documenti.

Riferimenti: http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=45844

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Eterologa, divieto dal 10 marzo

25 Febbraio 2004 1 commento

- ItaliaOggi -

Eterologa, divieto dal 10 marzo
Entrerà in vigore il prossimo 10 marzo la nuova legge sulla procreazione assistita. La legge n. 40 del 19 febbraio 2004 è stata infatti pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.45 del 24 febbraio 2004. Il testo approvato dalla camera lo scorso 10 febbraio (e pubblicato su ItaliaOggi del 12 dicembre 2003) introduce il divieto di fecondazione eterologa. Le tecniche di fecondazione potranno dunque avvenire solo all’interno della coppia e saranno precluse a single e omosessuali. La legge stabilisce inoltre il divieto assoluto di clonazione, così come di conservazione di embrioni. La produzione di embrioni sarà limitata al numero necessario a un solo impianto.

Sanzioni pesanti per i medici trasgressori. Chi pratica la fecondazione eterologa sarà punito con una multa da 300 mila a 600 mila euro e con una sospensione dall’albo professionale da uno a tre anni. Nessuna sanzione, invece, per la coppia che vi ha fatto ricorso. Chi compie pratiche fecondative su single e coppie gay rischierà multe da 200 mila a 400 mila euro.

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Fecondazione, la legge e la dignità delle donne

25 Febbraio 2004 Commenti chiusi

- La Repubblica – Quotidiano

MERCOLEDÌ, 25 FEBBRAIO 2004

Pagina 16 – Commenti

Fecondazione, la legge e la dignità delle donne

CORRADO AUGIAS

G entile Dott. Augias, dalla lettera che le ha scritto la dott.ssa Paola Moro anche come rappresentante dell’Associazione ” CercoUnBimbo” vedo che si sta cristallizzando una vera e propria “leggenda metropolitana” e cioè che la nuova legge sulla procreazione assistita obblighi i medici a impiantare embrioni malati nell’utero delle donne (al limite coercitivamente). Se così fosse, concorderei con la dott.ssa Moro nel definire agghiacciante e con lei nel definire orribile questa ipotesi.

Ma basta leggerne con attenzione il testo per verificare che nella legge un obbligo del genere non è previsto. Sarebbe un’insanabile contraddizione con le regole di buona pratica clinica, con la deontologia professionale e soprattutto col diritto costituzionale alla salute attivare con un atto medico una gravidanza patologica in una donna (e questo anche se paradossalmente fosse la donna stessa a chiederlo!).

Se la legge non impone espressamente ai medici l’obbligo di non impiantare embrioni malformati è – ritengo – perché sarebbe superfluo prevedere un obbligo del genere, dato appunto che bastano i generalissimi e notissimi principi che regolano la pratica della medicina per escluderlo. Insomma, sulla nuova legge c’è molto da discutere, ma facciamo in modo, in ossequio al supremo principio dell’onestà intellettuale, che la discussione verta su questioni reali e non propagandisticamente efficaci, ma letteralmente infondate.

Francesco D’Agostino

Presidente Comitato Nazionale per la Bioetica

G entile professore, ho informato della sua lettera l’avv. Paola Moro Juris, consulente legale dell’Associazione “Cerco Un Bimbo”; mi avvalgo nella risposta anche del suo parere. Riassumo, ma a ragion veduta: la legge dice che è vietata la soppressione di embrioni; che la coppia viene informata, a richiesta, sullo stato di salute degli embrioni “da trasferire”; che la volontà è irrevocabile una volta avvenuta la fecondazione. La conseguenza logica di queste tre norme è che le donne e i medici sono tenuti a trasferire anche gli embrioni malati. Consideri anche che, se la donna rifiuta il trasferimento, il medico si trova comunque a violare la legge poiché non può crioconservare, donare, utilizzare per la ricerca o sopprimere gli embrioni.

In un altro punto critico della legge, relativo al divieto di congelamento, si stabilisce un’eccezione per «grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione». Per l’obbligo di trasferimento, invece, l’esclusione per ragioni di salute non è prevista. Ne viene che esso, allo stato attuale, è sicuramente obbligatorio. C’è di più: la legge vieta manipolazioni e ricerca clinica e sperimentale dell’embrione che non siano dirette alla tutela e allo sviluppo dello stesso; quindi se queste per esempio la biopsia pre-impianto – vengono applicate per evitare il trasferimento dell’embrione malato, diventano illegittime. Sanzioni: carcere da 2 a 6 anni, multa da 50 a 150 mila euro, sospensione dalla professione da uno a tre anni.

Professore, il suo Comitato sul ‘testamento biologico’ ha fatto un buon lavoro mediando sagacemente, ma in questa legge non c’è niente da salvare, è figlia dell’ideologia, ignora le ragioni umane e la dignità delle donne.

Riferimenti
http://papaverirossi.blog.tiscali.it/rr1310870/
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Sequestro obbligatorio per le proprietà di corrotti e corruttori ……………

24 Febbraio 2004 2 commenti


tratto da “www.cittadinanzattiva.it/”

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Il punto

Sequestro obbligatorio per le proprietà di corrotti e corruttori della Pubblica Amministrazione
La proposta di Cittadinanzattiva per una legge di iniziativa popolare

Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva
È interesse generale dei cittadini non solo utilizzare beni comuni, come lacqua, laria, i beni culturali, i servizi pubblici, la salute, ma anche liberarsi il più possibile dai fenomeni di corruzione.
Nella Pubblica Amministrazione questo male, radicato e forte come dimostrano i periodici scandali, rappresenta una grave patologia perché incide sul buon funzionamento dei servizi pubblici, ma anche, più in generale, sulla possibilità che essi tengano e riescano sopravvivere in unepoca di scarsità e di mancanza di risorse.

Lesperienza di Cittadinanzattiva ci insegna anche che lillegalità non si combatte solo con nuove leggi, ma attraverso una quotidiana attività di informazione per insegnare i vantaggi sociali dei comportamenti onesti e gli svantaggi dei comportamenti corrotti.
Ma laspetto oggi più urgente è quello di impedire oltre il danno anche la beffa, di vedere cioè, dopo uneventuale condanna, letteralmente volatilizzate ricchezze anche molto consistenti e prima impunemente ostentate, come è troppo frequentemente accaduto nei processi per Tangentopoli.

È pertanto necessario che in tutti i procedimenti avviati per il reato di corruzione, e per tutti gli altri delitti contro la Pubblica Amministrazione, vengano obbligatoriamente adottati da parte delle autorità inquirenti e giudicanti tutti i provvedimenti tempestivamente idonei a bloccare la fuga dei beni frutto del reato. Tali beni saranno restituiti se sarà provata lestraneità dellimputato dai comportamenti criminosi oppure confiscati se sarà provata la sua colpevolezza.
Associazioni di cittadini, come Libera, sono riuscite ad imporre il sequestro preventivo dei beni dei mafiosi. La stessa cosa andrebbe fatta per corrotti e corruttori nella Pubblica Amministrazione.

Si tratta in buona sostanza di approvare un unico articolo che preveda il sequestro obbligatorio dei beni, estendendo le disposizioni di carattere patrimoniale di cui alla legge 13 settembre 1982, n. 646, ai responsabili del reati di corruzione e connessi.
In questo modo il tribunale ordinerà con decreto motivato il sequestro allimputato dei beni di cui egli dispone, direttamente o indirettamente, e la cui provenienza non appaia giustificata. Se vi è il rischio che tali beni possono venir dispersi, sottratti o alienati, il Procuratore della Repubblica provvederà a disporre anticipatamente il sequestro dei beni anche nel corso delle indagini preliminari.

Cittadinanzattiva, interpretando così il nuovo ruolo di supplenza sussidiaria sancito dallarticolo 118, quarto comma, della Costituzione italiana, propone ai cittadini di farsi promotori di una iniziativa legislativa per mettere tutto il Parlamento di fronte alla responsabilità di non riuscire a dare risposte forti a una delle esigenze più sentite: mettere fine alla corruzione.
L’approvazione urgente di tale proposta di legge costituirebbe il segno di un nuovo orientamento politico dopo le vicende di “tangentopoli” e permetterebbe unimportante trasformazione dell’ordinamento italiano, rimuovendo finalmente, a carico dei politici corrotti, situazioni giuridiche ancora troppo privilegiate.

foto: Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva

Riferimenti: http://www.cittadinanzattiva.it/news_det.php?idnews=137

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Tumori al seno, scoperta proteina che favorisce la possibilità di metastasi

24 Febbraio 2004 1 commento

Tratto dal corriere della sera.it

Una ricerca tutta italiana

Tumori al seno, scoperta proteina che favorisce la possibilità di metastasi

Il tumore al seno non è uguale per tutte le donne: alcune possono andare incontro a metastasi con una certa rapidità, altre no e la spiegazione sta in una proteina che funziona da «anticollante» per le cellule. Si chiama h-prune e un gruppo di ricercatori italiani ha appena scoperto come funziona, augurandosi così di trovare nuove terapie per curare sempre meglio il tumore più diffuso nella popolazione femminile, con circa 30 mila nuovi casi lanno in Italia e 11 mila morti. «Allinterno di tutte le cellule dellorganismo – spiega Giuseppe Palmieri del Cnr di Alghero, uno degli autori della ricerca appena pubblicata dalla rivista Cancer Cell – esiste un equilibrio fra due proteine prodotte da due geni: una si chiama nm23 ed è una proteina che funziona da collante cioè mantiene le cellule al loro posto; laltra è l h-prune che ha leffetto opposto: favorisce la loro migrazione».
Si tratta di un meccanismo di controllo fondamentale per la vita di tutte le cellule, da quelle del moscerino della frutta, linsetto tanto caro ai genetisti, a quelle degli animali superiori, uomo compreso.
«In alcuni tumori maligni – continua Palmieri – questo meccanismo si squilibra, la proteina h-prune aumenta e mobilita le cellule tumorali. Fa in modo, cioè, che queste cellule si stacchino dal tumore e migrino a distanza, dando origine alle metastasi».
Non tutti i tumori si comportano così: nel melanoma, per esempio, i meccanismi che portano alla formazione di metastasi sono diversi. Nel tumore al seno, invece, laumento della proteina h-prune si riscontra in un terzo dei casi, quelli che andranno incontro a metastasi.
La ricerca è sofisticata, ma già lascia intravvedere le possibili ricadute pratiche. Primo, la costruzione di un test, capace di individuare lalterazione del gene o della proteina e di stabilire una prognosi. «Lo stiamo collaudando – dice Palmieri -. Già oggi, quando una donna scopre di avere un tumore al seno, si sottopone a una serie di test, come per esempio la ricerca dei recettori per gli estrogeni, che ne stabiliscono laggressività. A questi si potrebbe aggiungere il nuovo test sulla proteina h-prune che predice il rischio di metastasi».
Secondo obiettivo: migliorare la terapia. Attualmente, quando la prognosi di un tumore è cattiva, si mettono in atto cure più aggressive, ma lideale sarebbe trovare terapie specifiche, in grado cioè di intercettare la proteina h-prune e di bloccare la diffusione metastatica. «In realtà – commenta Palmieri – abbiamo già osservato che un farmaco anticoagulante, il dipiridamolo , è in grado di bloccare la proteina h-prune ». Palmieri ha condotto la ricerca, finanziata dallAirc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), con Massimo Zollo (coordinatore) del Cnr-Tigem di Napoli, Antonio Cossu di Sassari e Gianluigi Arrigoni di Milano.

Adriana Bazzi

Corriere della sera.it
Interni

http://www.istitutotumori.mi.it/int/default.asp

http://www.see.it/infomed/sarcomi/

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