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Archivio Agosto 2005

Meticciato

23 Agosto 2005 5 commenti

«Meticciato, attacco alla civiltà europea»: Pera come i teorici del Ventennio
di be.mo.

«In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all’immigrazione incontrollata, e si diventa “meticci”»: parola di Marcello Pera. Le opposizioni insorgono: «Tra aver paura del meticcio e sostenere la purezza etnica il passo può essere breve». E in effetti le dichiarazioni del presidente del Senato al meeting di Comunione e Liberazione (ribadite e sottoascritte dal vicepresidente del Consiglio, Giulio Tremonti) richiamano fin troppo le teorie della superiorità della razza bianca elaborate durante il fascismo quando Lidio Cipriani scriveva: «Il meticciato è un delitto contro Dio, contro la vita e l?umanità».

Le leggi razziali mussoliniane

La “razza italica” nel manifesto degli scienziati fascisti

Le interviste de l’Unità

Luciano Violante
Ora pensiamo a salvare il Paese

Riferimenti: http://www.unita.it/index.asp?sezione_cod=HP

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Il biglietto pagato

22 Agosto 2005 2 commenti

Tifosi che “mettono a ferro e a fuoco” le Città.
Vergognaaaaaa.
Il calcio è diventato mafia economica. Politica e affari guidano gli intrecci di questa incredibile matassa di corruzzione.
Basta, tifosi vi siete fatti ingannare da un potere economico che non ha niente a che vedere con lo sport, questo sport, il calcio. Se ci pensate fermadovi un attimo capirete che è assurdo continuare così. Basta con il calcio, questo è uno spot maledetto, ha rovinato tanti tifosi e ne rovinerà ancora. Basta andare allo stadio (mi rivolgo a voi che pagate il biglietto) e non a quelli che il biglietto viene pagato e il cui scopo è quello di trascinarvi dentro un pozzo sempre più nero.
Chiudiamo con il calcio per almeno dieci anni.

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Le tre vittime montarono insieme sugli sgabelli.

13 Agosto 2005 10 commenti

Le tre vittime montarono insieme sugli sgabelli.

I tre colli furono infilati nei cappi allo stesso momento.

“Viva la libertà!” gridarono i due adulti.

Ma il ragazzo rimase in silenzio.

“Dov?è Dio? Dov?è?” chiese qualcuno dietro di me.

Ad un segno del comandante del campo, i tre sgabelli rotolarono?

Cominciò la marcia dinanzi alle forche. I due grandi non vivevano più. Le lingue cianotiche penzolavano gonfie. Ma la terza corda si muoveva ancora; così leggero, il ragazzo era ancora vivo?

Stette là per più di mezz?ora, lottando tra la vita e la morte, morendo d?una lenta agonia sotto i nostri occhi. E lo dovemmo guardare bene in faccia. Era ancora vivo quando io passai. La lingua ancora rossa, gli occhi non ancora vitrei.

Dietro di me, udii lo stesso di prima domandare:

“Dov?è Dio adesso?”

E udii una voce dentro di me rispondergli:

“Dov?è? Eccolo lì ? appeso a quella forca?”

Quella notte la zuppa sapeva di morto.

Wiesel, pag. 72

http://web.tiscali.it/alfabeto_auschwitz/v.htm

Riferimenti: http://web.tiscali.it/alfabeto_auschwitz/v.htm

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la striscia rossa

12 Agosto 2005 2 commenti

la striscia rossa

«Il momento più intenso è stato senz?altro la manifestazione di Piazza S. Giovanni, del 14 settembre 2002. Il giorno dopo i vertici della sinistra hanno commentato: ?Non si vincono le elezioni con le emozioni?. Io però non credo che il centrosinistra possa vincere prescindendo dalle emozioni, dalla generosità, dalla dimensione umana della politica»

Nanni Moretti L?Espresso, 18 agosto

Riferimenti: http://www.unita.it/index.asp?sezione_cod=HP

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Ora di religione verso il tramonto.

11 Agosto 2005 3 commenti

Ora di religione verso il tramonto.
Uno studente su tre rinuncia
Nell’ultimo anno scolastico i no alla frequenza sono saliti dall’11,7 al 37,6 per cento. Solo un milione e mezzo di ragazzi, su due milioni e mezzo, segue l’insegnamento. La regione con meno adesioni è il Lazio di SALVO INTRAVAIA
Riferimenti: http://www.repubblica.it/2005/h/sezioni/cronaca/orarel/

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Enzo Biagi

10 Agosto 2005 6 commenti

Enzo Biagi
Se arriva certa gente lascerò il Corriere

Rcs, Berlusconi nega il suo coinvolgimento. Prodi «preoccupato»
di red

Silvio Berlusconi, con una polemica dichiarazione, smentisce la sua partecipazione alla scalata di Rcs: «Un castello di fantasie e menzogne», giudicando un «indizio» superfluo il coinvolgimento nell’operazione del suo banchiere di fiducia, Ubaldo Livolsi. Gridando la sua innocenza, il premier lancia accuse non precisate contro un oscuro manovratore e chiede: «Chi e perché ha organizzato e sta organizzando tutto questo?». Ma Prodi attacca e si dice «estremamente preoccupato» per l’intervista di Livolsi. Ds: premier in Parlamento.

Riferimenti: http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=ARKINT&TOPIC_

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Un invito a nozze.

8 Agosto 2005 4 commenti

Per il direttore Ezio Mauro rispondere alla lettera del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stata una vera chicca.

Allego la lettera del direttore di Repubblica.

IL COMMENTO
Berlusconi e l’anomalia
della destra italiana

di EZIO MAURO
Ma questa destra italiana è anomala oppure no rispetto ai canoni delle democrazie occidentali, e rispetto alle forze conservatrici della parte del mondo in cui noi viviamo? Io sono convinto di sì, e lo sono dal 1994, quando ho visto nascere con Forza Italia non il moderno partito conservatore europeo che il nostro Paese (abituato ad una destra reazionaria o dorotea) non aveva mai conosciuto, ma un’avventura a mio parere del tutto inedita nella geografia politica del nostro continente: riassunta fin dalle origini nel leaderismo carismatico di un populismo “rivoluzionario”, costruito tecnicamente per la presa del potere e non per il governo del Paese, con la televisione a far da moderno balcone e la biografia del leader spacciata in campagna elettorale come un programma politico, un fotoromanzo collettivo, il sogno di una nazione.

Pochi giorni fa, spiegando le ragioni non ideologiche, ma nell’interesse del Paese della nostra opposizione al governo Berlusconi e al suo progetto politico, indicavo i quattro elementi-cardine di questa anomalia occidentale incarnata a mio parere dalla destra italiana: la cultura populista, appunto, il monopolio dell’universo televisivo, il conflitto d’interessi e le leggi ad personam. Come si può facilmente capire, sono quattro elementi costitutivi di un potere improprio in ogni moderna società occidentale, e distorsivi di una corretta regola democratica.

Se non si vuole parlare di regime, ove queste quattro anomalie sussistano bisogna però convenire che la qualità della democrazia ne risulta fortemente impoverita. Questo mi è sempre sembrato il cuore del problema berlusconiano, in questo sventurato decennio, e questo Repubblica ha testimoniato, semplicemente, anche se spesso da sola. Un problema che non ha nulla di giacobino, com’è evidente, ma molto di liberale: se solo ci fossero liberali, in Italia.

Ieri Silvio Berlusconi ha scritto a Repubblica una lettera per contestare alla base questo mio ragionamento. La mia, secondo il Presidente del Consiglio, è un’ostilità di tipo personale, dunque illiberale, perché le quattro anomalie in realtà non sussistono.

Per Berlusconi, come i lettori hanno avuto modo di leggere, il conflitto d’interessi è regolato da una legge “severa”, che non ha riscontrato illegittimità in nessun atto del governo: dunque il conflitto non esiste. Non esiste nemmeno il monopolio televisivo: secondo il Cavaliere “basta guardare i telegiornali, compresi quelli di Mediaset” per scoprire che il Capo del governo è sottoposto a critiche e polemiche “più di ogni altro governo precedente”. Non esistono poi le leggi ad personam, ma solo la necessità assoluta di “proteggere le più alte cariche istituzionali dall’azione penale durante il loro mandato”, come avviene “in quasi tutti i Paesi europei”. Quanto al populismo, per Berlusconi è solo un problema di linguaggio: l’intellighenzia nazionale “è distante anni luce dai problemi dei cittadini”, come dimostrano le poche copie di giornali vendute in Italia, mentre il “parlare ai cittadini con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti” è “l’essenza della democrazia”. Questa è la sintesi dell’obiezione berlusconiana.

Poiché considero la discussione sull’anomalia della destra utile per il nostro Paese, provo a rispondere al Presidente del Consiglio sui quattro punti da lui contestati.

A mio giudizio, una delle caratteristiche di fondo della cultura populista è la negazione della realtà, non per puro spirito menzognero, ma per non intaccare con elementi concreti, reali, veritieri, quello specchio artefatto dentro il quale si svolge tutta la narrazione dell’epopea leaderistica, fatta di titanismi e anche di vittimismi, in una concezione eroica della storia che non prevede errori ma solo congiure interne e manovre esterne: da cui il Capo può uscire vincitore o anche vinto, o almeno ferito, ma sempre innocente o meglio ancora “intatto” nella purezza del suo progetto al servizio della nazione, e in ogni caso – ciò che politicamente più conta – privo di ogni responsabilità negativa.

Esattamente questo mi sembra l’impianto della lettera del Cavaliere. Il conflitto d’interessi non esiste perché una legge berlusconiana dice che non esiste. La tautologia è ideologia. Le proprietà private, personali di Silvio Berlusconi sono tutte ancora riconducibili direttamente alla sua persona, e sono così estese da incrociare ogni giorno – persino involontariamente – il percorso del governo. Tra questi interessi attivi e patenti, ne esistono alcuni particolarmente sensibili in una democrazia politica e in una democrazia economica. La televisione è il caso più clamoroso, e come ha scritto ieri Eugenio Scalfari la nomina del direttore generale Rai va ricondotta direttamente alla volontà e ai desideri del Cavaliere: mentre il nuovo presidente della televisione pubblica è stato nominato solo dopo aver fatto visita al premier nella sua abitazione privata. Ma a queste evidenze, gravi per qualsiasi democrazia, vorrei aggiungere una notazione psicologica.

L’ultima volta che ho incrociato Berlusconi in uno studio televisivo, sei anni fa, ho parlato del conflitto d’interessi. Immediatamente il Cavaliere si è voltato verso di me, e mi ha interrotto in diretta: “Ma lei – mi ha chiesto – è ancora lì con quella roba”? Ecco lo stato d’animo, l’atteggiamento psico-politico davanti ad un problema per Berlusconi eterno. Ma voi, pensa davvero il Premier ogni volta che qualcuno parla dei suoi interessi in conflitto, anche se siamo rimasti in pochi – siete ancora lì con quella roba? Quella “roba”, a mio giudizio, è la precondizione di base per far politica correttamente.

Al conflitto si lega ovviamente e direttamente il monopolio televisivo. Le “mani pulite” che il Cavaliere rivendica nel merito delle scelte televisive, atteggiandosi anzi a vittima, sono sconcertanti alla fine di un quinquennio in cui sono stati epurati dal video (e in qualche caso su sua richiesta pubblica) Biagi, Santoro, Guzzanti (Sabina), Luttazzi, Paolo Rossi mentre personaggi organici alla destra politica come Del Noce, Ferrario, Masotti e Berti sono saliti al potere in Rai. Ma c’è molto di più. Il controllo di tre reti private per via proprietaria e di tre reti pubbliche per via politica significa la confisca del moderno agorà, lo spazio delicatissimo dove si svolge il moderno mercato del consenso. Che tutto ciò sia in mano di un solo soggetto politico, capo di un partito, della maggioranza parlamentare e del governo, altera di per sé questo mercato.

Le leggi ad personam – dobbiamo ancora vedere l’epilogo di quella fabbricata in questi giorni per Cesare Previti – sono un’altra alterazione, questa volta della regola base della democrazia, la separazione dei poteri. L’esecutivo attraverso il legislativo ha più volte, in questi anni, interferito con il giudiziario. Che poi alcune norme siano state inapplicabili o perché esistono ancora istituti di garanzia (la Corte, il Quirinale) o perché scritte male, come la legge sulle rogatorie, conferma soltanto che il diavolo è tradizionalmente più esperto in pentole che in coperchi. Ma Berlusconi sa che alcune prescrizioni a suo favore (come nel processo per falso in bilancio sul consolidato Fininvest) sono scattate grazie alle sue “riforme” legislative. E in ogni caso, proviamo a giudicare la questione da questo punto di vista: c’è un Paese dove il Capo del governo, imputato per reati gravissimi ma estranei alla politica, commessi secondo l’accusa prima di “scendere in campo”, usa la maggioranza parlamentare per costruirsi uno scudo legislativo d’emergenza da usare nei processi in corso, immediatamente prima che i tribunali della repubblica si pronuncino con la sua assoluzione o la sua condanna. E’ un Paese normale, questo, oppure è anomalo per le abitudini dell’occidente?

L’anomalia, per concludere, non sussiste soltanto se accettiamo la cultura populista del decennio berlusconiano. In una concezione che io chiamo tecnicamente rivoluzionaria, il voto assegna un potere indiscusso e incontrollabile, una sorta di unzione, con la quale il popolo e il Capo entrano a far parte di un solo corpo mistico, mentre la nazione deve aderire a quel progetto politico come si accetta un destino. In questo schema, i controlli sono interferenze, gli istituti di garanzia sono intrusivi, la magistratura è un nemico, l’Europa è un inutile vincolo, la Costituzione è un vecchio libro ideologico. Persino i giornali, come rivela la lettera del Cavaliere, sono fastidiosi. Vendono poco? Ma perché il Capo del governo non si domanda come mai costino in Italia il doppio rispetto agli Stati Uniti, dove le aziende editoriali possono contare su un tetto alla pubblicità televisiva che in Italia (unico caso al mondo) raccoglie invece il 54 per cento del mercato totale, contro il 25-35 degli altri Paesi europei? Vendono magari poco (anche se seicentomila copie ogni giorno, per quanto ci riguarda, non sono poche) ma evidentemente danno fastidio, almeno alcuni, perché non sono controllabili come i telegiornali e i loro “panini”.

Cosa concludere? Non so se il Cavaliere avesse retropensieri, chiedendo di aderire al “fondo” di De Benedetti. So che De Benedetti ha detto di no. E che Repubblica aveva già anticipato una cosa semplice: di non poter comunque cambiare giudizio sul berlusconismo, finché sussistono le quattro anomalie che rendono la nostra destra inaccettabile in Europa.

(8 agosto 2005)
Riferimenti: www.repubblica.it

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La lettera di S.Berlusconi al direttore di Repubblica

8 Agosto 2005 5 commenti

LA LETTERA
Politica, affari e il fondo
di Carlo De Benedetti
di SILVIO BERLUSCONI

SIGNOR direttore, nel suo editoriale di mercoledì scorso, dal titolo “Repubblica, il diavolo e l’acqua santa”, Lei non ha mancato di insistere sulla sua convinzione che il centrodestra italiano rappresenti un’anomalia nelle democrazie occidentali per quattro ragioni: il conflitto d’interessi, il monopolio televisivo, le leggi ad personam, la cultura populista.

Permetta al diavolo almeno di replicare. Non certo sulle sue convinzioni che io rispetto, nonostante rivelino una sua personale ostilità che non credo di meritare, quanto sui fatti, o meglio sulla loro manipolazione.

Vengo ai punti specifici della sua requisitoria.

Conflitto di interessi. Non starò a ricordare la genesi della legge che lo regola. Osservo soltanto che si tratta di una legge severa, che affida il controllo ad autorità indipendenti e che è stata approvata definitivamente, dai due rami del Parlamento, soltanto grazie alla determinazione dell’attuale maggioranza.

Rispetto a questa legge non c’è stato atto governativo che sia stato ritenuto illegittimo e dunque volto a favorire i miei interessi, economici o di qualunque altro genere. In assenza di atti ufficiali, fossero pure di semplice natura istruttoria, nessuno è titolato a sostenere la tesi che il governo sia condizionato dal conflitto d’interesse. Farlo equivale a emettere condanna nei confronti di qualcuno prima ancora che si istruisca un processo. Un atteggiamento totalmente illiberale, questo sì, distorsivo dello Stato di diritto.

Monopolio televisivo. Non mi limito ad osservare che l’attuale assetto del mercato radiotelevisivo vede, oltre ad una vastissima presenza di emittenti locali, due grandi protagonisti in competizione aperta tra loro e altri, attualmente con minori ascolti ma con grandi potenzialità di espansione come Sky del gruppo Murdoch e La7 del gruppo Telecom.

Né mi limito a ricordare che il monopolio statale in campo televisivo è stato rotto proprio dall’affermarsi del gruppo che ho fondato, che ha aperto il mercato pubblicitario alle imprese di medie e piccole dimensioni con notevolissimi vantaggi per tutta l’economia ed ha offerto al pubblico maggiore libertà di scelta, tanto che nel referendum del 1995 la maggioranza degli italiani si pronunciò a favore della parità di condizioni tra concorrente pubblico e concorrente privato.

Voglio invece sottolineare il fatto che, in questi anni di governo Berlusconi, l’azienda pubblica, la Rai, ha combattuto ad armi pari con Mediaset, ed ha in molti casi superato in ascolti Mediaset. Non crede che, se fossi stato spinto dai miei interessi imprenditoriali, avrei agito per ottenere l’esatto contrario?

Basta poi guardare i telegiornali e i programmi di approfondimento (compresi quelli di Mediaset) per rendersi conto che non esiste monopolio né controllo sull’informazione da parte del Presidente del Consiglio.

Io e il governo che presiedo siamo oggetto di critiche e di polemiche – sia nei telegiornali della Rai che in quelli delle tv private – più di ogni altro governo che ci ha preceduto. Questo è indubitabile. Al contrario di quanto è capitato e capita al sottoscritto, nessuno tra i politici nostri oppositori ha mai potuto nemmeno lamentare un personale caso di censura o di attacco a proprio danno.

Leggi cosiddette ad personam. Su questo punto è stata compiuta in questi anni una manipolazione che ha dell’incredibile. E che non ha tenuto alcun conto di un fatto fondamentale. Cioè che il Presidente del Consiglio e altri esponenti del suo partito, sottoposti a processi penali (infondati e per esclusivi motivi politici), non hanno ricevuto alcun beneficio da leggi che, invece, hanno agevolato nei loro diritti di difesa migliaia di cittadini.

Se si esclude la provvisoria sospensione di poche settimane dei procedimenti nei miei confronti seguita all’approvazione del cosiddetto “lodo Maccanico”, dal nome dell’esponente del centrosinistra che lo aveva proposto, nessuna legge che ha innovato aspetti importanti della procedura penale ha procurato “vantaggi” giudiziari a me o ad esponenti del mio partito.

Quanto al “lodo”, esso è stato cassato dalla Corte Costituzionale non per il merito, ma perché la Corte ha ritenuto che fosse necessaria una legge di natura costituzionale piuttosto che una legge ordinaria. Ma Le ricordo che tutte le forze politiche consideravano, e credo tuttora considerino, assolutamente necessaria una norma che protegga le più alte cariche istituzionali dall’azione penale durante lo svolgimento del loro mandato. Una norma che esiste in quasi tutti i Paesi europei. Dunque si tratterebbe non di una legge ad personam, ma di una legge a tutela delle istituzioni. Tutela necessaria visto il debordante protagonismo di alcuni procuratori della Repubblica che anche in questi giorni stanno occupando la ribalta.

Cultura populista. Qui entriamo nel campo dei puri giudizi politici. Ma anche in questo caso l’accusa mi appare frutto di un atteggiamento di snobismo intellettuale che considero un vizio di certa aristocrazia culturale del nostro Paese. Si è mai chiesto la ragione dell’anomalia tutta italiana nella diffusione dei quotidiani, che sono acquistati da meno di 6 milioni di italiani al giorno? Forse il nostro è un popolo di analfabeti o di indifferenti? O non è forse vero il fatto che l’intellighenzia nazionale è distante anni luce dai problemi che interessano realmente i cittadini?

Non mi stupisce allora che anche Lei consideri populista chi sa parlare ai cittadini con un linguaggio semplice, comprensibile a tutti, e non si rifugia nel gergo elitario, il cui scopo è escludere dalla conoscenza dei fatti e dalla comprensione dei problemi la grande maggioranza degli elettori. Quello che Lei chiama populismo, con qualche, mi consenta, punta di sussiego, io lo considero l’essenza della democrazia. Perché chi governa e chi si occupa della cosa pubblica ha il dovere di far comprendere a tutti il suo pensiero.

Comportarsi diversamente potrebbe far venir meno il suo giudizio tranciante, ma esprimerebbe certamente un’idea della politica e della cittadinanza che risale a prima della conquista del suffragio universale.

Un ultimo punto, e mi scuso per la lunghezza della mia missiva, riguarda la lettera apparsa ieri, su queste stesse colonne, a firma dell’ing. De Benedetti. Prendo nota, con rammarico, del fatto che l’ingegnere, pur essendo persona certo navigata da anni nel duro mondo degli affari, non ha saputo resistere al massacro mediatico, e tutto politico, che investe immediatamente chiunque osi entrare in rapporto con Silvio Berlusconi. Lo capisco, perché io questo massacro ingiusto lo soffro sulla mia pelle quotidianamente da quando ho osato togliere il potere ad una sinistra che si era illusa di avere già vinto.

Non vorrei, Signor direttore, che questa stessa sinistra e che molte persone che la pensano come Lei si illudessero ancora una volta.

Il direttore Ezio Mauro risponderà domani al presidente del Consiglio.

(7 agosto 2005)
Riferimenti: www.repubblica.it

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Per non dimenticare

7 Agosto 2005 2 commenti


Hiroshima – 60 anni fa

COME IL TERRORISMO DI OGGI – Il vescovo William Skylstad, presidente della Conferenza episcopale statunitense, ha equiparato le bombe di Hiroshima e Nagasaki al terrorismo odierno, in quanto entrambi non distinguono tra «combattenti e non combattenti»

L’esplosione atomica su Hiroshima (Ansa)
Riferimenti: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/08_Ago

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orrore

4 Agosto 2005 7 commenti

orrore
Non riesco a distaccare il pensiero da questo episodio tremendo.
Due giorni fa sulla costa romagnola c’è il tentativo di una asiatica di rapire, di portare via una bimba di 14 mesi. Sembra che un complice l’aspettasse poco lontano per prendersi la bambina.
All’inizio ho pensato ad una azione di una squilibrata, un’azione dovuta probabilmente a gravi carenze affettive ma poi ci ho ripensato e l’orrore mi è apparso in tutta la sua grandezza.
Sul giornale (il resto del carlino) ho letto che questa donna aveva stretto una piccola amicizia con la piccola, da dieci giorni passava in questa zona di spiaggia guadagnando da vivere facendo massaggi.
Sta di fatto che, quel giorno, la donna senza dire niente prende in braccio la bambina e si allontana dall’ombrellone.
Qualcuno vede e si mette urlare, il padre si accorge dell’accaduto ed assieme alla moglie corrono dietro all’asiatica. Riescono a raggiungerla e a strappargliela dalle braccia.
La bambina è salva!!
Il pensiero però è un altro………e se l’asiatica fosse riuscita nel suo intento? Che fine avrebbe fatto la bambina? Questa era l’azione di una squilibrata o l’azione di una componente di una organizzazione di trafficanti di bambini? Ogni anno spariscono bambini e non se ne trova più traccia, che fine fanno?
Il mio pensiero corre ai tantissimi bambini che giocano sulle spiagge o nelle piazze di ogni città sotto lo sguardo non sempre attento dei genitori. Dobbiamo pensare che questi bambini sono in pericolo? Dobbiamo pensare che il nostro piccolo un attimo prima è vicino a noi ed un attimo dopo e scomparso per sempre?

orrore.

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