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Archivio Aprile 2006

FRANCO MARINI

29 Aprile 2006 1 commento

MARINI UN SINDACALISTA PER SENATO,FIGLIO POLITICO DI ANDREOTTI
(AGI) – Roma, 28 apr. – Franco Marini, un sindacalista per il Senato. 73 anni, nato vicino l’Aquila a San Pio delle Camere, zona di montagna dove nasce lo zafferano piu’ buono d’Italia.
L’oratorio, le Acli, una piccolissima parentesi nello Psdi con cui nel ’79 viene eletto deputato europeo, ma subito dopo la DC, la Cisl, il sindacato di matrice cristiana. Gli amici lo chiamano, ma sbagliando, “il lupo marsicano” ma lui con la marsica non ha mai avuto nulla a che fare. Un duello all’ultimo voto con Giulio Andreotti, ma ironia del destino vuole che Franco Marini e’ una creatura politica di Giulio Andreotti e dal maestro ha imparato la mediazione. Il passaggio di Franco Marini dal sindacato alla politica avviene sotto il segno di Andreotti. Alla morte di Carlo Donat Cattin, nel 1991, Marini lascia la guida della Cisl a Sergio Dantoni e diventa il riferimento della corrente di “Forze nuove”, la sinistra sociale DC, ed entra come ministro del Lavoro nell’ultimo governo presieduto da Giulio Andreotti. Ma marini diventa anche il potenziale erede elettorale, a Roma e nel Lazio, di Andreotti. Alla nomina a senatore a vita nel ’91 Andreotti lascia vuoto lo spazio immenso delle preferenze e in questa arena si scontrano per la prima volta nel ’92 Franco Marini e Vittorio Sbardella, indisturbato proconsole andreottiano nel Lazio. Vinse il ‘lupo marsicano’, Sbardella si senti’ tradito e ruppe con gli andreottiani. In piena tangentopoli Marini e’ tra i protagonisti della nascita del ppI e nel ’94 e’ determinante per l’elezione di Rocco Buttiglione alla segreteria e quando si “innamora” di Berlusconi Marini volta le spalle e porta il Ppi all’alleanza dell’Ulivo con Romano Prodi. Andreotti ha problemi piu’ giudiziari che politici ma i due non si perdono di vista e nel ’97 Andreotti si pronuncia a favore dell’elezione di Franco Marini a segretario del Ppi. Il 18 aprile 1998 Marini e Andreotti sono insieme sul palco dell’Adriano di Roma a festeggiare l’anniversario della vittoria della Dc di De Gasperi. Nel 2001 si iniziano ad incrinare i rapporti. Marini passa la mano a Castagnetti alla segreteria del Ppi ma non apprezza la scelta terzopolista di Andreotti che assieme a Dantoni tenta l’avventura di Democrazia europea. Il nome di Franco Marini resta pero’ scolpito nella storia del sindacato italiano e ricorda gli anni della sua segreteria generale della Cisl come “un periodo positivo per il sindacato italiano”.
(AGI) Els/Cam 282342 APR 06 .
282349 APR 06
COPYRIGHTS 2002-2006 AGI S.p.A.

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CINQUE GIUNTE RICORRONO ALLA CONSULTA

28 Aprile 2006 1 commento

ItaliaOggi – Enti Locali e Stato
Numero 100, pag. 35 del 27/4/2006
Autore:

Cinque giunte ricorrono alla Consulta.
Droga, le regioni contro la legge

Regioni contro la nuova legge sulla droga. Dopo Toscana, Emilia Romagna e Liguria anche Umbria e Lazio hanno presentati ricorso alla Corte costituzionale contro la legge n. 49/2006 sulle tossicodipendenze (la cosiddetta legge Fini-Giovanardi), per gli aspetti considerati lesivi delle prerogative delle regioni stabilite nel Titolo V della Costituzione. La legge non convince innanzitutto per la sua ´approvazione precipitosa’. ´Questa legge’, ha detto l’assessore dell’Umbria alle politiche sociali, Damiano Stufara, ´è l’ennesimo attacco all’autonomia delle regioni. Si è arrivati all’approvazione del nuovo testo normativo calpestando anche quelle norme procedurali che avrebbero dovuto portare all’esame del testo in sede di Conferenza stato-regioni per il parere di competenza. E le regioni stesse hanno cercato in tutti i modi di evitare l’approvazione di una legge palesemente illegittima e inefficace’. Per Stufara il nuovo governo dovrà abrogare il testo e approvarne uno nuovo che ´restituisca il giusto peso al ruolo delle regioni’.
Anche la giunta regionale del Lazio ha approvato la delibera con cui si propone il ricorso alla Consulta. L’amministrazione guidata da Piero Marrazzo lamenta la totale estromissione delle regioni dalla materia, nonostante la legge tratti temi attinenti alla salute delle persone, ´Le regioni’, sottolinea l’assessore al bilancio Luigi Nieri, ´perdono discrezionalità nelle procedure di accreditamento delle strutture private, le quali possono da ora in poi rilasciare certificati di tossicodipendenza’ ´Con questa legge’, prosegue Nieri, ´si riducono le regioni a meri enti attuatori scavalcando le loro competenze in materia di tutela della salute. E sono praticamente costrette a concedere l’accreditamento alle comunità terapeutiche private. Si tratta di una legge che punta al trattamento delle tossicodipendenza dal solo punto di vista penale e non come problema sociale sanitario’.

La Liguria critica, in particolar modo, il depotenziamento dei servizi pubblici.

Secondo l’assessore alla salute della regione Liguria, Claudio Montaldo, la legge sulla droga varata dal governo Berlusconi costituirebbe ´un avamposto per impoverire ulteriormente la sanità pubblica, senza tenere conto della competenza che le strutture del servizio sanitario nazionale hanno accumulato in anni di lavoro con il territorio’.

L’Emilia Romagna aveva già annunciato il ricorso contro la legge già il 10 aprile scorso. E lo aveva fatto per bocca del governatore Vasco Errani. ´Nell’approvazione del provvedimento’ osserva il presidente della regione, ´non vi è stato alcun tipo di procedura che coinvolgesse la Conferenza stato-regioni’ ´Le nuove norme inoltre’, osserva, ´sono state inserite in un decreto per il rifinanziamento delle Olimpiadi invernali di Torino, e già questo è lesivo’. Errani fa notare come ci sia ´un pregresso di pronunciamenti della Consulta, dopo i ricorsi del Friuli-Venezia Giulia e del Trentino-Alto Adige, inerenti al fatto che i livelli essenziali di assistenza sono determinati di intesa tra regioni e governo, e qui, in un altro contesto, ci troviamo di fronte ad una vera e propria iniziativa unilaterale del governo’.

Secondo il ministro per i rapporti con il parlamento e padre della legge Carlo Giovanardi ´la decisione delle regioni di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la nuova legge sulla droga è sbagliata nel metodo e nel merito’. Nel metodo perché le regioni che hanno fatto ricorso hanno disertato la Conferenza nazionale di Palermo, e nel merito perché nella legge, sostiene il ministro, ´c’è pieno rispetto delle competenze regionali, nessun depotenziamento dei servizi pubblici e dei Sert ma una giusta valorizzazione delle strutture del privato sociale’.

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NON E’ POSSIBILE

26 Aprile 2006 3 commenti

non è possibile che una persona così arrivi alla presidenza del senato.
Il senatore a vita Andreotti, come riportato nella sentenza della Corte d’Appello di Palermo del 2 maggio 2003 è stato ritenuto coinvolto in associazione a delinquere con Cosa Nostra.
Tale sentenza è stata confermata dalla corte di Cassazione con sentenza depositata il 28 dicembre 2004.
Andreotti non venne condannato unicamente perchè il reato ascrittogli, anteriore alla primavera dl 1980, fu prescritto a causa del tempo trascorso tra crimine e condanna.

La sentenza dimostra che Andreotti incontrò esponenti mafiosi di primo piano coinvolti nell?omicidio di Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Sicilia, prima e dopo la sua morte.
Quale miglior candidato per una coalizione di prescritti, indagati e condannati in via definitiva?

http://www.antoniodipietro.com/
Riferimenti: http://www.antoniodipietro.com/

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Ordinatelo online!

26 Aprile 2006 Commenti chiusi


Ordinatelo online!»
In Cina è business

I trapianti su prenotazione sono migliaia
Si usano i cadaveri dei condannati a morte

SHENYANG
La pubblicità online sul sito del Centro internazionale di assistenza ai trapianti della città di Shenyang, nel Nord Est della Cina, ostenta senza complessi: «Donatori dorgani disponibili immediatamente! Contattateci prima di ammalarvi troppo gravemente! Un consiglio: sappiate che dicembre e gennaio sono la stagione buona, quella in cui il numero dei donatori è più elevato; ciò vi permetterà di attendere il minimo del tempo prima di farvi trapiantare lorgano».
Il centro, unorganizzazione privata niente affatto illegale in base alle norme cinesi, è cionondimeno sede di unattività commerciale fra le meno scrupolose che si possano immaginare, sul piano morale: qui si fa intermediazione fra i «donatori» cinesi di organi e i riceventi stranieri. Vi si vendono reni, fegati, cornee, pancreas come fossero beni di consumo… Il sito propone i suoi servizi non solo in cinese ma anche in russo, in giapponese, in coreano e in inglese. Una precisazione: gli organi provengono nell80 per cento dei casi dai cadaveri di condannati a morte cinesi giustiziati.
La pubblicità di questo centro va decodificata così: «Organi disponibili immediatamente» significa che lutilizzo di parti del corpo di condannati a morte assicura altissime probabilità di trovare rapidamente un donatore compatibile. «Dicembre e gennaio sono la stagione buona» si riferisce al fatto che il numero delle esecuzioni è tradizionalmente più elevato nelle settimane che precedono il Capodenno cinese. Una tradizione immemorabile vuole infatti che in Cina non si eseguano condanne a morte dopo linizio della primavera, simbolo di rinnovamento.
Se si volessero spingere le cose allestremo, come ha di recente riferito un servizio di una rivista appartenente al gruppo Phoenix di Hong Kong, cè da credere che uno straniero fortunato, utilizzando i servizi dintermediazione di questo centro così poco sensibile alle più elementari regole internazionali di deontologia, riesca ad acquistare i suoi organi in Cina quasi sui due piedi. Sarebbe dunque possibile «ordinare» un rene, un fegato, addirittura prima dellesecuzione del condannato? Il reportage di questo mensile sembra rispondere in maniera affermativa: un giornalista cinese che si è fatto passare per il familiare di un paziente in attesa di un rene in un ospedale di Zhengzhou (capoluogo della provincia di Henan) si è accordato in questi termini con un certo dottor Shi: «Venite presto se volete un trapianto rapido, i donatori non mancano questa settimana…».
La procedura per lespianto è sempre la stessa: unambulanza arriva sul posto e preleva lorgano per dirigersi immediatamente verso lospedale dove il paziente è già pronto per loperazione. Questo lascia supporre che le analisi di compatibilità in termini di gruppo sanguigno siano state eseguite prima dellesecuzione.
Il Centro internazionale di assistenza ai trapianti di Shenyang si presenta bene. Situato al diciassettesimo piano di una torre ultramoderna di questo ex centro siderurgico di epoca maoista – ora in pieno boom economico – non è che una branca di unimpresa di consulenza creata da giapponesi. Qui, in un ufficio luminoso, ci riceve un uomo daffari il cui lucroso business sembra aver superato le più rosee aspettative. Sotto il vincolo dellanonimato ci confida: «Mio povero signore, ci sono così tanti giapponesi che vengono qui in Cina a farsi trapiantare gli organi che non riusciamo più a tenere il ritmo!». Sul sito del centro è esposto senza vergogna il tariffario: 62 mila dollari per un rene, un centinaio di migliaia per un fegato, un pancreas fra i 150 mila e i 170 mila, un cuore 160 mila, una cornea 30 mila. Viaggio escluso… Secondo il nostro interlocutore «un centinaio di giapponesi sono venuti a farsi trapiantare un rene negli ospedali di Shenyang e Shangai negli ultimi anni».
Il quotidiani Asahi Shimbun di Tokyo ha ipotizzato di recente la cifra di 350 persone. Poi ci sono coreani, ucraini, israeliani. Più tardi, sempre a Shenyang, un intermediario nipponico, che a sua volta vuol restare animino, ci dice che «questo business arricchisce tutti, dallospedale ai funzionari pubblici locali. Tutti fanno soldi con i pazienti stranieri».
Alla fine di febbraio un dispaccio dellagenzia giapponese Jiji ha imbarazzato le autorità cinesi: sette pazienti nipponici di età compresa fra i 35 e i 50 che erano venuti a farsi trapiantare un rene in Cina sono morti negli ospedali di Shenyang, di Shangai e di Changsha (capoluogo della provincia dello Hunan) poco dopo le operazioni, fra il 2004 e il principio del 2006. Le autorità giapponesi hanno aperto uninchiesta per appurare in quali condizioni avevano avuto luogo tali operazioni. In seguito si è avuta notizia di pazienti malaysiani morti in circostanze analoghe.
Una ventina di migliaia di trapianti vengono effettuati ogni anno in Cina e in lista di attesa nel Paese ci sono due milioni di persone bisognose di organi nuovi; eppure la Cina è la principale destinazione in Asia di pazienti stranieri che vogliono un trapianto. Questo business sta diventando motivo di crescente imbarazzo per le autorità di Pechino.
Per lungo tempo la questione dellutilizzo dei cadaveri di condannati a morte è rimasta tabù in Cina; fino a quando in una conferenza internazionale organizzata di recente a Manila il viceministro cinese della Sanità, Huang Jiefu (che fra laltro è di persona un chirurgo specializzato in trapianti di reni) ha annunciato che «il 95 per cento degli organi espiantati in Cina proviene da condannati giustiziati». Laffermazione non è stata peraltro recepita agli altri livelli governativi, visto che a marzo un portavoce del ministero degli Esteri di Pechino ha dichiarato che «tale pratica riguarda pochissimi casi» e ha aggiunto che «è una menzogna che si prelevino organi dai condannati a morte senza il loro consenso».
Copyright Le Monde

– Stampa, La
- 25 Aprile 2006

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PER DIFENDERE LA COSTITUZIONE

25 Aprile 2006 Commenti chiusi


Prodi: un 25 aprile per difendere la Costituzione
di red

Una grande manifestazione nel segno della difesa della Costituzione, contro la devolution approvata dalla Cdl. Romano Prodi, sul suo sito internet spiega così la sua adesione al corteo milanese nel giorno della Liberazione. Con un duplice obiettivo: «Che la partecipazione popolare al prossimo referendum sia la più ampia possibile e che il no a questa sbagliata riforma costituzionale arrivi da ogni parte d?Italia». Calderoli: «Il 25 aprile bandiere a lutto».

Riferimenti: http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO

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DEFICIT STELLARE

24 Aprile 2006 Commenti chiusi


Deficit stellare, conti confusi: l’Fmi chiede una manovra
di red

L’uscente ministro della finanza creativa, Giulio Tremonti, quasi non aveva finito di parlare dalla riunione del Fondo monetario internazionale di Washington vantando i dubbi meriti del suo governo, che ci ha pensato Alessandro Leipold, capo missione del Fondo per l’Italia, a fargli (e farci) fare un a doccia gelata: i conti italiani vanno male, il deficit è fuori controllo, e non si capisce quale sia lo stato dei conti perché non c’è trasparenza. Dunque: è urgente una nuova manovra. La prima, pesante eredità del malgoverno Berlusconi che Romano Prodi si troverà a gestire di qui a qualche settimana.

Riferimenti: http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO

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DIRITTO DI CRONACA

22 Aprile 2006 2 commenti

Il tribunale di Milano dà torto al gruppo che fa capo a Berlusconi
che querelò il settimanale “Diario”. Il giudice: “Diritto di cronaca”
Le holding, le tv, la mafia
Fininvest perde la causa.

Il magistrato ricostruisce il contesto dell’inchiesta del giornale
e sulle origini patrimoniali scrive: “Il premier non rispose ed è significativo”

Riferimenti: http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/cronaca/fininv

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U.D.C.

20 Aprile 2006 3 commenti


17:37 Udc, Follini a Casini: “Dal nostro partito silenzio politico imbarazzante”
“Caro Casini, Caro Cesa, Caro Buttiglione – scrive Follini nella lettera – sul partito è calato in questi giorni un silenzio politico imbarazzante e una minacciosa loquacità organizzatoria”. “L’imprevista discrezionalità con la quale sono state compilate le liste elettorali, più la prevedibile discrezionalità con la quale si intende procedere alle opzioni parlamentari, più la totale arbitrarietà con la quale si sono azzerati gli incarichi di lavoro nel partito, più la totale assenza di garanzie di trasparenza sul percorso congressuale – aggiunge Follini – tutto questo dà all’attuale gestione dell’Udc un tratto insieme furbesco e settario”. “In questo contesto – conclude l’ex segretario – mi pare doveroso non partecipare al consiglio nazionale. Con rammarico. Marco Follini”.

Riferimenti: http://www.repubblica.it/2006/04/dirette/sezioni/politi

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IL CAVALIERE

20 Aprile 2006 2 commenti

«L?unica cosa che dovrebbe fare il Cavaliere è chiedere scusa: non solo a Romano Prodi ma al Paese. Adesso al governo va il Professore ed è finita l?ora del dilettante. La strada, comunque, è lunga e difficile e, visto come è andata negli ultimi cinque anni, ci saranno momenti duri per tutto il Paese»
Enzo Biagi, Corriere della Sera, 16 aprile
Riferimenti: http://www.unita.it/

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ORA AVANTI SENZA TIMORI

19 Aprile 2006 Commenti chiusi


Prodi: “Non ci sono più dubbi
Ora dobbiamo governare”

Il leader dell’Unione commenta la decisione della Suprema Corte: “Chi vince ha il diritto-dovere di fare un buon Esecutivo. Lavoreremo per guadagnare la fiducia degli elettori Cdl”. E poi: “Nel lungo periodo Berlusconi chiamerà”
Riferimenti: http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/politica/dopo-

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