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Archivio Novembre 2011

Precaria muore a Oristano. In un giorno tre vittime sul lavoro

25 Novembre 2011 Commenti chiusi

IL MESSAGGIO
Incidenti, altre tre vittime sul lavoro
Napolitano: “Non sono tragiche fatalità”
Il capo dello Stato scrive al sindaco di Campello di Clitunno, nel quinto anniversario dell’incidente in cui persero la vita quattro persone: “Alcun cedimento è ammissibile nell’impegno per la sicurezza e la dignità del lavoro”. Tragedia nel bergamasco per l’esplosione in una cartiera. Morti anche a Oristano e Roma

Incidenti, altre tre vittime sul lavoro Napolitano: “Non sono tragiche fatalità” Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
ROMA – Non si ferma il tragico conteggio dei morti sul lavoro. Oggi le vittime sono state tre. “E non si tratta di tragiche fatalità”, ammonisce il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ribattendo che sul tema della sicurezza “nessun cedimento è ammissibile”.

Vicino Bergamo un operaio ha perso la vita 1 all’alba, per l’esplosione di una caldaia nella cartiera in cui lavorava, la Ca-Ma di Lallio Lallio, nei pressi di Dalmine Si chiamava Rosario Spampinato, aveva 50 anni, una moglie e due figli. L’esplosione ha distrutto la fabbrica, provocando gravissimi danni.

La seconda vittima è una commessa oristanese di 36 anni, Maria Cristina Allegretti. Era una lavoratrice precaria per un negozio di detersivi alla spina, “Fior di Bolle”, ed è morta schiacciata 3 da una cisterna piena di detersivo che stava spostando assieme a una collega. La cisterna, una sorta di parallelepipedo alto quasi due metri con 500 chili di detersivo, si è rovesciata e le è caduta sulla testa. La morte è stata immediata.

Il
terzo incidente della giornata è quello di un operaio romeno di 53 anni, Ioan Tohanean, morto a Roma 4, in zona Anagnina (Via del Fosso Centroni) mentre stava accatastando pannelli di legno per il getto del calcestruzzo. E’ stato schiacciato dai pannelli che gli sono crollati addosso.

La notizia delle tre vittime arriva nel quinto anniversario del disastro di Campello di Clitunno, in cui quattro persone morirono per lo scoppio di una cisterna. In una lettera al sindaco della città, Paolo Pacifici: “Alcun cedimento è ammissibile” nell’impegno per la sicurezza e la dignità del lavoro, ha detto il capo dello Stato.

“Al di là della drammatica complessità dei fatti e delle conseguenti difficoltà nell’accertamento, essenziale perché possa esservi giustizia, delle responsabilità che simili eventi spesso presentano, va in ogni caso rifiutata – afferma Napolitano – l’idea che si tratti comunque di inevitabili tragiche fatalità. Né alcun cedimento è ammissibile per ciò che deve essere l’impegno di tutti, istituzioni pubbliche, anche locali, mondo delle imprese, pubblica opinione, insieme con la vigile consapevolezza degli operatori, affinché la sicurezza e la dignità del lavoro abbiano quella valenza primaria che la Costituzione pone a fondamento della Repubblica”.

Nel messaggio il presidente esprime “vivo apprezzamento per le iniziative promosse in questi anni dall’amministrazione comunale in ricordo delle vittime e delle drammatiche circostanze di quell’evento”, e, in particolare, per la pubblicazione di un volume che raccoglie le testimonianze della sciagura: “Confido molto che l’aver raccolto in un agile volume le immagini agghiaccianti di quella tragedia, dell’immenso dolore delle famiglie delle vittime e della commossa partecipazione di tutti i cittadini, possa contribuire a sollecitare, particolarmente in questo scorcio d’anno ancora funestato da eventi gravissimi, la dovuta attenzione ai temi della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro”.

(25 novembre 2011)

http://www.repubblica.it/politica/2011/11/25/news/napolitano_incidenti_lavoro-25564394/?ref=HRER2-1

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VITALIZI AL SENATO – LA CASTA CI PRENDE IN GIRO di Paola Zanca

25 Novembre 2011 Commenti chiusi

VITALIZI: La casta ci prende in giro (Paola Zanca).
IL RISPARMIO CI SARÀ TRA 20 ANNI
Con una delibera di Palazzo Madama soppresse le pensioni d’oro dei senatori ma solo a futura memoria, per quelli che verranno e nel 2018. Verso un contributivo e senza intaccare i privilegi esistenti Ma i comuni mortali verseranno subito lacrime e sangue.
Per Ilona Staller, domani, è festa doppia. Anzi tripla. Compie 60 anni, potrà cominciare a godere del vitalizio che ha maturato con la sua elezione nel 1987 e fare pure il gesto dell’ombrello ai parlamentari futuri. Se tutto va come promesso, dalla prossima legislatura in poi, il vitalizio come l’abbiamo conosciuto non esisterà più. Così ha deciso ieri il Senato, approvando all’unanimità la delibera che prevede “il superamento, a partire dalla prossima legislatura per i nuovi eletti, dell’attuale sistema degli assegni vitalizi”. Ma sia chiaro, prima di sfottere il prossimo onorevole, Cicciolina (e noi con lei) deve leggere attentamente tra le righe. Intanto, quella approvata è una delibera votata dal Consiglio di Presidenza del Senato. Ora dovrà essere uniformata con le decisioni della Camera (deputati e senatori non possono avere trattamenti diversi) che già a luglio scorso propose la “sostituzione dell’attuale sistema, a decorrere dalla prossima legislatura, con un nuovo sistema di tipo previdenziale analogo a quello previsto per la generalità dei lavoratori”.
Dunque se sul “superamento” e sulla “sostituzione” sembrano tutti d’accordo, sul futuro c’è un punto interrogativo non di poco conto. Deciderà una sorta di commissione bicamerale incaricata di fare simulazioni e proposte. Il senatore Pd, Francesco Sanna, per esempio, un’idea già ce l’ha: bisognerebbe passare al sistema “contributivo puro” ovvero “equiparare il lavoro del parlamentare a quello dipendente”. Si riceve quanto si è versato, punto e stop. Se i diritti acquisiti non si possono toccare (anche se il ministro Fornero, che si occupa del welfare dei comuni mortali, sembra di un altro parere), si potrebbero comunque stabilire alcuni limiti anche per chi il vitalizio lo prende da vent’anni: niente cumuli di pensione, per esempio, e “un’asticella che stabilisca che il vitalizio non può superare l’indennità netta di un parlamentare”, visto che oggi succede anche questo. Ma è lo stesso senatore ad ammettere che “questa è una parte non scritta che bisognerà scrivere”. Dunque, torniamo a leggere tra le righe di quello che è scritto finora. La riforma vale, dicevamo, “a partire dalla prossima legislatura”. Per chi sta nel palazzo adesso, non cambia nulla. Per questo il capogruppo Idv Massimo Donadi invita a non gioire: “Nel momento in cui si chiedono sacrifici ai cittadini – dice – si deve avere il coraggio di dare un taglio ai privilegi dei politici: l’abolizione dei vitalizi deve partire dai parlamentari in carica e da quelli non più in carica ma non ancora andati in pensione”. Il punto è che la proposta elaborata dal Senato darà i suoi frutti “solo tra venti o venticinque anni”: perchè, torniamo a leggere, la novità vale “per i nuovi eletti”, per chi è quindi alla sua prima esperienza da parlamentare.
Nel 2008 alla Camera i nuovi eletti sono stati 248, meno della metà di 630. Al Senato il tasso di novità è stato ancora peggiore: solo 102 neo-ingressi, meno di un terzo di 315. A meno che alle prossime elezioni non si verifichi una strabiliante infornata di novizi della politica, sarà dura che i numeri siano diversi. Figuriamoci poi se la fine della legislatura dovesse portare al tanto agognato dimezzamento del numero dei parlamentari: meno posti ci sono, più storici rimangono. Ieri, tra l’altro, anche i più assidui frequentatori della Camera si aggiravano guardinghi alla ricerca delle aule per le Commissioni. Si allenano a cercarle, che d’ora in poi le assenze si pagano. La delibera in questo caso è già attiva dal 15 novembre ma poiché con l’esordio del governo Monti le commissioni sono state quasi tutte sconvocate in attesa della nomina di viceministri e sottosegretari, la prova del nove si vedrà solo nei prossimi giorni. Con più dell’80 per cento di assenze, i deputati perderanno 500 euro dei 3500 della diaria, se mancheranno “solo” al 50 per cento delle convocazioni si vedranno decurtati 400 euro. L’obbligo di presenza vale per tutte le commissioni, che spesso si tengono anche di lunedì e venerdì, giorni solitamente considerati “di riposo” per i lavori parlamentari. L’appello per ora si farà con dei registri di firma, poi verrà installato il meccanismo delle impronte digitali già in uso nell’Aula.
E il tema dell’indennità riguarda anche la questione dei vitalizi. Anche questo sta nella parte non scritta. Con la fine del vitalizio che fine fa quell’8.6 per cento che oggi viene trattenuto proprio per finanziare la pensione? Se resta in busta paga, significa che l’indennità lorda si gonfia di 1.032,51 euro al mese per i senatori e di 1.006,51 euro per i deputati. Può darsi che i parlamentari la usino per pagarsi una pensione integrativa, ma una parte del risparmio per lo Stato che fine fa?
Da Il fatto Quotidiano del 25/11/2011.

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Il Senato abolisce i vitalizi “Stop dalla prossima legislatura”

24 Novembre 2011 Commenti chiusi

Il Senato abolisce i vitalizi “Stop dalla prossima legislatura” Deliberato all’unanimità a Palazzo Madama il superamento per i nuovi eletti dell’attuale sistema. Per i nuovi senatori vigerà lo stesso regime degli altri lavoratori.

http://www.repubblica.it/politica/2011/11/24/news/vitalizi_il_senato_li_mette_al_bando_l_ha_deciso_il_consiglio_di_presidenza-25532381/?ref=HRER2-1

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