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Archivio 8 Marzo 2018

Per una vera parità sul lavoro tra uomo e donna #8Marzo-IL BLOG DELLE STELLE.

8 Marzo 2018 Commenti chiusi

di Luigi Di Maio

Stamattina sono stato al Quirinale per la celebrazione della Giornata Internazionale della Donna, quest’anno dedicata al tema “Donne e Costituzione”. E’ proprio la nostra Carta, all’articolo 37, a ricordarci che “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”.

E’ una parità che oggi ci sembra scontata eppure nella realtà ancora non c’è: il tasso di occupazione femminile è ancora troppo basso rispetto a quello maschile (nel Mezzogiorno il 21,9% delle donne non lavora) e restano ancora differenze profonde in termini di retribuzione e di possibilità di fare carriera rispetto ai colleghi maschi. La strada per una vera parità sul lavoro è ancora lunga e passa per un valore: la meritocrazia. Lavoreremo per questi obiettivi, cominciando da misure che aiutino le donne a conciliare famiglia e lavoro, e da un sistema di welfare che le sostenga quando mettono al mondo un figlio. Intanto, grazie di cuore a tutte le donne.

p.s. al Senato il gruppo parlamentare con più donne elette sarà quello del MoVimento 5 Stelle: 42 su un totale di 112 al Senato e 82 su 122 alla Camera.

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Luca Bertaccini Ieri alle 7:59 · Mi sono sempre chiesto se Renzi abbia personalmente davvero tutto questo potere o se buona parte di responsabilità sia di chi gli ha consentito di operare indisturbato, nello smembramento del PD.

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M5S AL GOVERNO DELL’ITALIA

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TRAVAGLIO

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Francesco Erspamer 49 min · Per capire cosa sia il Pd basta isolare una qualsiasi delle risse interne che lo stanno scuotendo.

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L’ITALIA NON STA PROSPERANDO, STA ESPLODENDO

8 Marzo 2018 Commenti chiusi

Mentre molti si strappano i capelli per un risultato delle elezioni italiane inatteso, accusando gli elettori italiani – tanto per cambiare – di ignoranza, razzismo o estremismo, la causa è molto più semplice: dalla sua introduzione l’euro ha portato prima risultati economici deludenti, e poi disastrosi, impedendo la ripresa economica.

Di Jeffrey P. Snider, 5 marzo 2018

Potrebbe arrivare un momento, non troppo distante nel futuro, in cui la Brexit verrà non dico dimenticata, ma messa in secondo piano nel contesto della disintegrazione europea. In primo piano, se le cose continuano così, ci sarà l’Italexit. Gli italiani, non i britannici, faranno scoppiare la bolla dell’euro, e di conseguenza tutto l’esperimento europeo.

Ormai, la formula la conosciamo. Se qualcuno è contrario a una integrazione e unione europea più stretta, allora deve essere un fascista xenofobo, un razzista della peggior specie. Questa tattica, anziché plasmare gli elettori, sembra che si sia rivolta contro chi utilizza le catene e spera con fervore di continuare questo esperimento per molto tempo.

I risultati del voto non sono ancora completamente disponibili, ma è chiaro che ieri gli Italiani hanno votato ampiamente per i partiti anti-establishment e anti-euro. Anche se il parlamento italiano potrebbe essere nel caos nel prossimo futuro, la febbre euroscettica e anti-establishment si è imposta molto più del previsto (per l’ennesima volta). Perfino i commentatori mainstream che hanno scritto diffusamente quanto successo, non possono astenersi dal prendere atto della realtà:

“Dopo che i partiti tradizionali erano riusciti a contenere i populisti in Germania, Francia e Olanda negli scorsi dodici mesi, le loro difese sono state annientate in Italia, dove gli elettori si sono ribellati contro due decenni di crescita economica deludente e contro un’impennata di immigrazione. Il risultato è un partner molto più imprevedibile per i leader europei come Angela Merkel e Emmanuel Macron, che fronteggiano la minaccia USA di una guerra commerciale mentre cercano di riformare l’area valutaria”.

L’articolo di Bloomberg (come prevedibile) dipinge la rabbia economica italiana come “due decenni di crescita deludente” con l’evidente intento di delegittimare la disaffezione degli elettori. Una versione più onesta sarebbe stata “le cose vanno male da vent’anni, perché si ribellano adesso? Per gli immigrati”. Quest’affermazione non avrebbe potuto essere più vera, ma spogliata del suo evidente pregiudizio e delle nascoste intenzioni misantropiche.

È tecnicamente vero che l’economia italiana è stata a lungo una delle più deludenti, ma si può comunque sostenere che queste performance scadenti sono cambiate. Fino al 2008 circa, gli Italiani si potevano definire, se non soddisfatti, quantomeno indifferenti riguardo la loro economia deludente all’interno dell’euro. Tuttavia non credo sia vero, visto che la stessa UE era godeva di buona popolarità nel Paese fino al momento del panico globale proveniente dagli USA.

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Per elettori last minute

8 Marzo 2018 Commenti chiusi

Per elettori last minute

Chi dovesse ancora decidere per chi votare – al di là di promesse ridicole e finti sorrisi sui manifesti – si troverebbe difronte a tre opzioni politiche reali. La più pericolosa e quella di Salvini e la Meloni che vogliono uscire dall’Euro e magari pure dall’Unione Europea e sfruttare la crisi dei migranti per realizzare politiche razziste e post fasciste come in Ungheria. Un suicidio politico. A casa nostra scoppierebbero rivolte e disordini se Salvini entrasse a Palazzo Chigi. Si aprirebbe una stagione pericolosa che bloccherebbe il paese con barricate tra le strade e in Parlamento. Gli estremisti per riuscire nei loro intenti retrogradi hanno bisogno di annientare l’opposizione, altrimenti rimangono impantanati in una guerra intestina permanente e a pagarne il prezzo alla fine sono i cittadini. Un governo Salvini o Meloni vorrebbe anche dire isolamento internazionale e perdere l’opportunità di sedersi da protagonisti ai tavoli che contano grazie al nuovo spazio creato dalla Brexit e dallo sgonfiamento tedesco. Loro finto alleato è Berlusconi, ormai completamente cotto che come nel 1994 teme solo per i suoi processi e le sue aziende, solo e sempre i fatti propri camuffati con vagonate di baggianate a vanvera. Dietro di lui fronde di poltronisti privi di qualsivoglia contenuto politico che non sia la propria carriera. Proponendo Tajani come premier, Berlusconi ammette di fatto la sua intenzione di fare un nuovo governo dell’inciucio. Con Tajani – mite burocrate europeista – infatti, o Salvini e la Meloni si rimangiano tutto tradendo i propri elettori per qualche poltrona oppure la finta alleanza di centrodestra salta in aria il giorno dopo le elezioni e Forza Italia si unisce nuovamente al Pd, suo gemello siamese. Ci sarebbe poi Renzi che sta crollando con la stessa velocità con cui era salito al potere. La sua è una devastante crisi di credibilità. Renzi non ha capito che con lo storytelling peraltro menzognero non si governa un paese martoriato da decenni di cattiva politica e vittima di una crisi dolorosa. Non ha capito che il popolo esigeva ben altri standard di realismo, serietà e trasparenza e che la formula del capetto brillante con la lingua sciolta circondato dal qualche giglio magico poteva durare giusto qualche mese. Il tempo di una frivola luna di miele. Quanto ad idee, quelle del Pd sono le stesse di Forza Italia. Col Jobs Act Renzi ha sterminato i residui diritti dei lavoratori. Nel bel mezzo di una crisi tremenda, Renzi si è schierato coi ricchi, coi padroni. E quando doveva scegliere tra ambiente e bellezza o trivelle e trafori, non ha mai avuto esitazioni. Un tradimento che ha compattato i Comunisti col Rolex di Liberi e Uguali. Un controsenso politico. Che siano politicanti benestanti di giurassico corso come D’Alema o Bersani a fare gli interessi dei lavoratori non ci credono neanche loro. Quello che rimane della galassia ex comunista si ricompatta solo prima delle elezioni poi riinizia a litigare il giorno dopo. LeU è una palese mossa di alcuni gerarchi di centrosinistra che mirano a far fuori Renzi e riprendersi il Pd dopo il voto. Una vendetta personale. A loro si unisce la Bonino emblema di quelle persone egoarche che non riescono a farsi una vita propria lontano da qualche poltrona. Casi umani più che politici. E infine ci sono i 5 Stelle. L’unico Movimento che non solo ha delle idee forti ed innovative ma soprattutto che è credibile. Lo è perché senza le mani sporche di passato, lo è per l’ottimo lavoro svolto durante i cinque anni di opposizione in parlamento, lo è perché i portavoce danno l’esempio in prima persona rispettando seri codici interni e chi non li rispetta viene cacciato. Il Movimento 5 Stelle è l’unica reale opportunità di cambiamento a disposizione dei cittadini Italiani in queste elezioni. Non è la soluzione immediata di tutti i problemi, non è la bacchetta magica, ma è l’inizio di un faticoso percorso di rinascita della nostra democrazia. Un percorso verso una politica sincera e delle istituzioni pulite che lavorano nell’esclusivo interesse dei cittadini. Questa è la vera scelta in queste elezioni. La scelta tra il coraggio di cambiare e il credere nel futuro oppure il rassegnarsi ad un brutto film già visto troppe volte.

Tommaso Merlo

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Mario Giordano: “Da Mussolini a Di Maio: Scalfari nonno da record” Pubblicato su 8 Mar 2018 da infosannio

8 Marzo 2018 Commenti chiusi

(Mario Giordano per la Verità) – Il bastone? Lui tra meno di un mese compirà 94 anni e dimostra a tutti come si può restare sempre agili: più lesto di Roberto Bolle nelle giravolte, più fulmineo di Usain Bolt nelle ripartenze, praticamente un ragazzino, capace di zigzagare, sfruttando giunture elastiche e ginocchia che solo per i suoi coetanei sono tremanti. Per lui invece restano fermissime.

Pronte a piegarsi al potente di turno. Nell’occasione, ovviamente, Luigi Di Maio.

A novembre, ospite di DiMartedì, di fronte alla domanda: «Fra Silvio Berlusconi e Luigi Di Maio chi sceglierebbe?», Scalfari ha risposto senza incertezze «Berlusconi». E ha spiegato che Di Maio è populista come Berlusconi, ma «senza sostanza». Il 31 gennaio, sempre ospite di DiMartedì, è tornato sull’ argomento definendo Di Maio come «incomprensibile» e «pericoloso». E ha annunciato a telecamere spiegate: «Io non lo voterò mai». L’ altro ieri, sempre ospite a DiMartedì, invece l’ ha subito votato.

«Chi sceglie tra Matteo Salvini e Di Maio?». «Di Maio». Ma non era pericoloso? Incomprensibile? Macché: ora, dopo il risultato elettorale, ha «un’ intelligenza politica notevole». E addirittura diventa il volto della «grande sinistra moderna». E la sostanza?

Non ne era privo? Qualcuno gliel’ avrà data? A Di Maio? O anche a Scalfari? In effetti diventa difficile spiegare una performance di questo tipo, a 94 anni, senza l’ aiuto di qualche sostanza proibita: visto il record olimpionico di triplo salto carpiato con doppio avvitamento proponiamo l’ antidoping per il Fondatore.

Non si era mai visto nessuno alla sua età zompettare così allegramente da una parte all’ altra dell’ arco costituzionale: da Matteo Renzi a Paolo Gentiloni, da Gentiloni a Berlusconi, da Berlusconi a Di Maio Ci manca solo che alla prossima puntata di DiMartedì dichiari di avere qualche simpatia per Casapound (nella prima parte della trasmissione) e anche per Potere al Popolo (nella parte finale) per entrare nella leggenda. La trasmissione, del resto, è abbastanza lunga per supportare questo tentativo di record.

L’ unico problema è che Casapound e Potere al Popolo, a differenza di Di Maio, non hanno chance di andare al governo In effetti: non si raggiungono prestazioni atletiche di questo tipo, tanto più a 94 anni, senza un’ adeguata preparazione, un allenamento come si deve. E va dato atto a Scalfari, che su questo è esemplare: ha passato l’ intera vita, infatti, a cambiare casacca con una velocità sempre crescente e con un occhio di riguardo con chi stava in quel momento al potere. Cominciò giovanissimo con la militanza fascista: lasciò il Pnf, come lui stesso ha ammesso, solo quando fu cacciato.

Nel dopo guerra ovviamente fu antifascista, poi liberale, quindi pannunziano, quindi radicale, poi socialista, poi filocomunista, poi demitiano, poi occhettiano, poi dalemiano, poi prodiano, poi veltroniano, poi filo-ciampista, poi pro Napolitano, un po’ mangiapreti ma molto papista, lettiano, antirenziano, filorenziano, sempre molto democratico ma anche antidemocratico («la sovranità deve essere affidata a pochi»), gentiloniano, minnitiano, all’ improvviso berlusconiano e finalmente grillino tendenza Di Maio.

Questi ultimi passaggi, per altro, sono maturati negli ultimi tre mesi, con un’ accelerazione che in confronto al Cern di Ginevra stanno facendo un ralenty. Che ci volete fare? Sono i miracoli della natura. Gli altri, alla sua età, hanno l’ arteriosclerosi. Lui, invece, ha l’ arterioscioltosi: invecchiando il suo pensiero non si irrigidisce, tutt’ altro, raggiunge il massimo della sua elasticità, praticamente la forma liquida.

Sfugge da tutte le parti, ora lo trovi qui, ora lo trovi là, a ogni intervista una sorpresa. E voi dite che non è una buona notizia? Ma sicuro che lo è. A questo punto, infatti, c’ è una speranza per tutti: per chi sta invecchiando, che può augurarsi di rimanere sempre agile fino a 94 anni, proprio come lui.

Per chi fa i giornali, perché Scalfari regala sempre un titolo nuovo. E per chi fa politica, che può augurarsi di avere il sostegno di Eugenio alla prossima intervista a DiMartedì. Dài Salvini, non fare così: vedrai che prima o poi toccherà anche a te.

L’ unico, a mio parere, che non ha alcun motivo per essere di buon umore, di fronte al Fondatore in versione grillina, è proprio il medesimo Di Maio. Anzi, fossimo in lui, considerati anche i natali campani, cominceremmo a toccarci. O, almeno, ad armarci di appositi amuleti. Lo score di Eugenio, in effetti, è da cecchino infallibile. Se sostiene uno, zac, quello viene immediatamente abbattuto. Ne ha fatti fuori più lui che la peste bubbonica. Appoggiava Ciriaco De Mita?

E quello precipitò rovinosamente. I socialisti? E sappiamo com’ è finita. Prodi?

Abbattuto da Bertinotti.Walter Veltroni contro Massimo D’ Alema? Ovviamente vinse D’ Alema. Pier Luigi Bersani contro Renzi? Ovviamente vinse Renzi. Allora lui si è messo a strizzare l’ occhio a Renzi e Matteuccio è caduto in disgrazia. Ha dimostrato grande familiarità con Marco Minniti e questo è stato battuto nel suo collegio da un grillino reietto.

Da qualche tempo è pappa e ciccia con papa Francesco e quest’ ultimo sta perdendo popolarità a vista d’ occhio. Dopo una vita da antiberlusconiano ha fatto outing per Berlusconi e il Cav è stato sorpassato alle elezioni da Salvini. Ora ha scelto Di Maio, che appare lanciatissimo verso il governo. E, considerati i precedenti, ci cominceremmo a domandare: ma Alessandro Di Battista sarà pronto alla successione?

M5S DI SINISTRA? NON SCHERZIAMO

(Tommaso Labate per il Corriere della Sera) – «È una cosa schifosa. Ma come si può dire una cosa simile? Sono anni che i Cinquestelle dimostrano di essere inaffidabili. E di certo non sono di sinistra». A Rossana Rossanda basta un filo di voce per mettere a verbale che no, no e poi no. Non le piace affatto la suggestione, affidata a Di Martedì su La7 da Eugenio Scalfari a Giovanni Floris, di una maggioranza M5S-Pd come embrione di una «nuova sinistra». Per la ragazza del secolo scorso, fondatrice del manifesto , è una soluzione «a cui è impossibile anche solo pensare. E comunque, quella non sarebbe la sinistra».

In fondo, pur partendo da posizioni storicamente distanti, è lo stesso punto di approdo del ragionamento di Emanuele Macaluso. «M5S nuova sinistra? Ma non scherziamo. Sono contro la democrazia parlamentare, contro l’ Europa. Non vedo cambiamenti negli ultimi giorni se non la voglia di mettere una serie di pezze per provare ad andare al governo», è l’ analisi dell’ ex senatore del Pci e direttore dell’ Unità , che nel suo corsivo quotidiano su Facebook («Em.Ma in corsivo») ha messo in fila le ragioni per cui il Pd dovrebbe – al bivio con l’ offerta di Di Maio – imboccare un’ altra strada. «Per quel che riguarda il governo, lasciamo a Mattarella il compito di sbrogliare la matassa. In ogni caso, le responsabilità primarie vanno a chi ha vinto le elezioni». Punto.

Governo o non governo, anche Fausto Bertinotti è convinto che non si possa – come ha fatto Scalfari – ascrivere i M5S alla sinistra: «La sinistra è morta, non c’ è più».

«E non la si può certo ricostruire uscendo fuori dai confini del movimento operaio.

Già la si era snaturata con quello che chiamavamo per convenzione “centrosinistra”.

Ma come si fa a snaturare ulteriormente quello che non esiste più?». Massimo Cacciari, l’ ha detto alla trasmissione Tagadà su La7, non dà ragione a Scalfari. Ma sul governo ammette che «se fossi Mattarella affiderei l’ incarico ai Cinquestelle, che sono i vincitori delle elezioni. E se fossi il Pd – aggiunge – li manderei al governo da soli con un’ astensione». Tesi che, però, non pare in cima alla visione di Carlo Freccero. «Renzi è un arrogante che è stato sconfitto. Ma la mossa di non fare accordi è stata azzeccata. I grillini vogliono spolpare il Pd». Sì, va bene, ma la nuova sinistra?

«La sinistra voleva cambiare il mondo ma i media hanno cambiato noi. Non c’ entrano nulla né il Pd, che nasceva come partito americano. Né Di Maio, che rappresenta il sincretismo della Rete». Sandra Verusio, proprietaria del salotto più frequentato dalla sinistra italiana, dice che «Scalfari magari avrà ragione, forse l’ accordo Pd-M5S è l’ unico sbocco della crisi. Ma i grillini non mi convincono». Se inviterebbe Di Maio nel suo salotto? «Invito i miei amici, Di Maio non lo conosco. E poi magari non vorrebbe essere invitato, si annoierebbe». Sipario.

Terza Repubblica tra Salvini e Di Maio Pubblicato su 5 Mar 2018 da infosannio-TOMMASO MERLO.

8 Marzo 2018 Commenti chiusi

Ha stravinto la voglia di cambiamento a 5 Stelle, ha vinto la paura dell’uomo nero sfruttata da Salvini. A perdere tutto il resto, il vecchio. Renzi era in realtà già deceduto politicamente con la disfatta al referendum costituzionale e da un anno girava il suo fantasma, quello che rimaneva di Berlusconi era invece perito con la condanna da evasore e quella Dell’Utri. Una fine disonorevole per entrambi. Un inizio nuovo e promettente per l’Italia. Le bolle LeU e Bonino sono scoppiate, quella della Meloni vegeta, gli altri estremismi non risultano pervenuti. Meglio così. Meno galletti nel pollaio. I dati dicono che il Movimento 5 Stelle straccia la concorrenza, il secondo partito è il Pd a meno 14, temperature siderali. Salvini è a meno 15 ma vuole governare. Ha vinto la sfida interna con Forza Italia e da accordi di coalizione spetta a lui. C’è da giurarci che pur di sopravvivere Forza Italia sia disposta a sostenerlo anche perché sono terrorizzati dai 5 Stelle e dal loro vento legalitario che spazzerebbe via pure i cocci. Il problema sono i numeri in Parlamento, l’autosufficienza e quel 40% non raggiunto. Si potrebbe aprire il mercato delle neo vacche ma il problema è soprattutto politico e resta tutti. Possono negarlo finché vogliono ma se c’è un vincitore assoluto in queste elezioni è il Movimento 5 Stelle che da solo supera il 32 percento facendo cappotto al sud ed ottenendo ottimi risultati anche in Liguria, Piemonte ed Emilia. Di gran lunga la prima forza politica del paese (Macron in Francia governa col 23%). Un risultato storico grazie al quale l’Italia balza finalmente verso la Terza Repubblica comunque vada la partita a scacchi col Quirinale. Nulla sarà più come prima, per ricostruire qualcosa dalle ceneri di Renzi e Berlusconi ci vorranno anni se mai qualcuno si vorrà cimentare. Ora la palla passa a Mattarella che ha due scelte. Da una parte Salvini, burbero politico di vecchio corso, il trumpetto de noialtri, conclamato razzista, anti Euro, sovranista (un termine rispolverato per descrivere una forma di neo fascismo annacquato) che ha portato la sua Lega al 17 e qualcosa strumentalizzando la paura dei cittadini generata dalla crisi dei migranti. Una operazione di sciacallaggio politico mischiata con idee fiscali e isolazioniste suicide per l’Italia. Dall’altra Di Maio, giovane e garbato capo politico di un movimento di enormi dimensioni fiorito su idee di onestà e trasparenza e legalità fondamentali per risanare l’Italia di oggi, con un programma serio e credibile di riforme utili e intelligenti, con l’ambizione di estendere e migliorare la democrazia e non scavalcarla, con una squadra di governo di tutto rispetto già presentata e un desiderio legittimo di assumersi le proprie responsabilità. La scelta che ha difronte Mattarella ce l’ha pure l’establishment, quelle classi dirigenti uscite anch’esse drammaticamente sconfitte da questa tornata elettorale. Nessuno ha dato retta ai sempiterni soloni e tanto meno ai loro giornaloni e alle loro televisioni che hanno da sempre additato il Movimento come populista e antisistema e figlio della fantomatica antipolitica arrivando a preferirgli un pregiudicato evasore che finanziava Cosa Nostra. Scherzi del destino, oggi, rispetto a Salvini, il Movimento rappresenta nettamente la scelta più moderata, affidabile e di buon senso per formare un governo e guidare il Paese. Quanto al modo migliore per procedere lo ripete Luigi da settimane. Che il Presidente della Repubblica dia il mandato alla prima forza politica. Spetterà al capo politico del Movimento trovare chi ci sta su un programma di punti condivisi. Tra questi ci dovrà essere per forza una legge elettorale decente perché rimane uno scandalo che chi stravince non governi.

Tommaso Merlo

Renato La Monica 7 h · La vera storia di Carlo Calenda.

8 Marzo 2018 Commenti chiusi
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